Grillo: parliamo del dopo euro

Sarà stato il numero di presenti secondo alcuni al di sotto delle aspettative, sarà stato per coprire i dissensi interni, o sarà stato per riprendere in mano l’iniziativa politica da tempo controllata unicamente da Matteo Renzi, sabato al Circo Massimo Beppe Grillo ha deciso di passare il Rubicone.
Dopo aver parlato a lungo di un referendum sull’uscita dell’Italia dall’euro, Grillo ha deciso di farne il centro della sua campagna autunnale. L’idea è brillante e potenzialmente vincente per il Movimento 5 Stelle, mentre è rischiosa e potenzialmente disastrosa per l’Italia.

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Le grandi opere servono a poco. Urgente tagliare le tasse alle imprese

Qui di seguito il testo della mia intervista apparsa sul Giornale di Sicilia lunedì 22 Settembre, a firma di Gerardo Marrone. Al giornale e al giornalista i miei ringraziamenti per averne permesso la pubblicazione su questo blog.

«Stare a dieta, non ingrassare, è un valore. Se diventa anoressia, però, è un disvalore. Sono il primo, quindi, a dire che è importante avere una politica di bilancio oculata, ma eccedere non fa certo bene». Luigi Zingales, economista e docente dell’Università di Chicago, non si entusiasma per la strategia del rigore che la Germania ha appena riproposto, tra molti dissensi, al G-20 dei ministri finanziari in Australia. Nessuna esultanza neppure per il pareggio di bilancio annunciato dal governo Merkel per il prossimo anno: «Non facciamoci prendere dalla retorica politica, solo per il gusto della gara a chi si mostra più bravo».  Continua a leggere

Cosa deciderà il successo (o il fallimento) dell’eurozona

Chi mi critica perché sono troppo pessimista vorrei leggesse l’articolo di Wolfgang Münchau, pubblicato due giorni fa sul Financial Times.

“Detto brutalmente, – Scrive Münchau – La situazione economica Italiana è insostenibile e si tradurrà in un default sul debito, a meno che non vi sia un’improvvisa e duratura inversione di rotta nella crescita economica. Senza questa, sarà in dubbio anche il permanere dell’Italia nell’eurozona – e da qui il futuro dell’euro stesso”.
Aggiunge Münchau: “Che dire delle riforme economiche? Esse possono contribuire a generare una certa crescita nel lungo periodo, ma è un po’ ingenuo pensare che l’economia inizi miracolosamente a crescere una volta che le aziende possono licenziare il loro personale. ”
La sua conclusione è che “la sostenibilità del debito italiano richiede politiche a livello di zona euro, che sono state finora escluse. È questo che deciderà il successo della zona euro o il suo fallimento.”

Un messaggio piuttosto allarmante (to use British understatement).

Continua (anche in Germania) il dibattito sull’assicurazione europea contro la disoccupazione

La rivista tedesca INTERECONOMICS (Review of European Economic Policy) [vol. 49 – n° 4 di luglio/agosto 2014 – Springer-Verlag Berlin-Heidelberg] ospita un forum sull’introduzione di stabilizzatori fiscali a livello Europeo*.
Qui trovate gli articoli del commissario europeo László Andor e degli studiosi Sebastian Dullien, H. Xavier Jara, Holly Sutherland e Daniel Gros. Gli autori discutono dei benefici che potrebbero derivarne e delle difficoltà che si frappongono alla loro introduzione.

Della necessità di un sussidio europeo antidisoccupazione ho scritto più volte, anche su questo blog:
https://europaono.com/2014/07/03/che-centra-unassicurazione-contro-la-disoccupazione-con-la-sostenibilita-delleuro/
https://europaono.com/2014/07/21/un-importante-passo-nella-direzione-giusta/
https://europaono.com/2014/08/26/chi-ha-paura-del-sussidio-europeo-antidisoccupazione-e-perche-sbaglia-ad-averla/

*Ringrazio Giuseppe Vandai del Circolo Voltalacarta di Heideberg per la segnalazione del forum.

Una dissonanza preoccupante

Leggo sempre con interesse gli editoriali di Wolfgang Münchau sul Financial Times e così è stato con quello di domenica 7 Settembre (l’articolo è visibile ai soli abbonati), che vi riassumo qui brevemente.

Münchau si chiede cosa debba fare Draghi per far ripartire l’economia europea e, pur elencando tre principali teorie economiche – Keynesiana, monetarista, strutturalista – mostra scarso interesse per quelle che considera ormai dispute tra economisti.  Continua a leggere

Abbassare i salari non conviene

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 29.08.2014

Ogni fine Agosto i banchieri centrali si riuniscono a Jackson Hole (la Cortina delle Montagne Rocciose) per discutere dei problemi economici del mondo. Quest’anno il tema era l’occupazione.
L’intervento del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi è stato molto equilibrato. Se da un lato ha riconosciuto che fattori ciclici, quali la riduzione di domanda aggregata prodotta dall’austerità fiscale, hanno avuto effetti negativi sull’occupazione, dall’altro ha sottolineato i fattori strutturali. Aprendo la porta per un possibile compromesso politico, Draghi ha detto che i vincoli di bilancio potrebbero essere allentati per quei paesi dell’Europa del Sud che aumentassero la flessibilità del lavoro. Per decidere se l’offerta sia allettante, però, dobbiamo capire cosa si intenda per flessibilità del lavoro.  Continua a leggere

Chi ha paura del sussidio europeo antidisoccupazione (e perché sbaglia ad averla)

Ieri il quotidiano tedesco Die Welt ha pubblicato un lungo articolo sul tema del sussidio europeo contro la disoccupazione, non tacendo il timore che sia la Germania a dover pagare per i Paesi meno virtuosi.
Secondo l’esponente della CDU Herbert Reul, critico verso il progetto, la Commissione Europea sta seriamente valutando l’introduzione di questo sussidio che l’Italia – in questo appoggiata dalla Francia – considera come uno dei progetti centrali del suo semestre di presidenza UE.

A favore della proposta si schiera, ancora una volta, il commissario UE per l’occupazione, Lazlo Andor, che ne è da tempo grande sostenitore: il sussidio contribuirebbe a creare stabilità economica e a rilanciare l’economia nel breve termine in un periodo di recessione economica.  Continua a leggere

Il mito del “below 2%, but close”

Tra i militari si dice che i generali sono sempre perfettamente addestrati a combattere la guerra precedente, ma non quella che verrà. Lo stesso vale per le banche centrali. Queste istituzioni vengono create e regolamentate per combattere le crisi del passato, non quelle del futuro. La Banca Centrale Europea ne è un esempio.

Quando la BCE fu creata, la preoccupazione principale era prevenire l’inflazione. Per questo alla BCE fu assegnato un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi. Nel determinare la politica monetaria, la Federal Reserve americana guarda non solo alla stabilità dei prezzi, ma anche alla disoccupazione. Alla BCE, invece, non è stata data questa flessibilità per paura che potesse abusarne, causando inflazione.
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Un importante passo nella direzione giusta

La moneta unica non può sopravvivere senza una minima forma di redistribuzione fiscale. Ho spiegato più volte perché (per esempio, ultimamente qui, qui e qui) e ne ho scritto nei capitoli 3. e 8. di Europa o no.

Venerdì 18 Luglio, Reuters Italia ha pubblicato un articolo dal titolo “Ue comincia a valutare sussidio comune per shock occupazionali
Non solo questa è la forma di redistribuzione fiscale migliore, ma è anche quella che più facilmente (più facilmente non significa facilmente) potrebbe essere accettata dai Paesi del Nord Europa.
Questa notizia dà un segnale di speranza.

Leggi l’articolo sul sito di Reuters Italia

L’ineluttabilità storica dell’Europa secondo Draghi

Non c’è persona al mondo che ha contribuito di più a mantenere in vita la moneta unica del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Senza il suo “whatever it takes” del luglio 2012, l’euro non sarebbe sopravvissuto, almeno nella sua forma attuale. E non ci sono parole maggiormente pesate di quelle di un banchiere centrale. Quindi, quando Draghi parla, come per esempio il 9 Luglio scorso (http://goo.gl/lI3Uwv), bisogna ascoltare.

L’occasione era la prima lezione in memoria di Tommaso Padoa Schioppa, un europeista convinto. Non sorprende, quindi, che Draghi sia partito dal pensiero di Padoa Schioppa per elaborare una teoria della ineluttabilità non solo dell’Europa, ma di questa Europa.

In forma schematica, la logica di Draghi è la seguente:
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Che c’entra un’assicurazione contro la disoccupazione con la sostenibilità dell’euro?

È la domanda che pone il giornalista Marco Cobianchi con un twitt, ma è una domanda che si sono posti in molti. Per questo mi sento in dovere di chiarire. Per farlo devo fare un passo indietro.

Perché è ragionevole che Padova e Venezia abbiano la stessa moneta, ma non Padova e Pechino? La risposta ce la dà Robert Mundell, premio Nobel in economia, nella teoria delle aree valutarie ottimali. L’idea è molto semplice. Esistono delle ovvie economie di scala ad avere una moneta comune. Perché dunque non dovrebbe esistere una sola moneta al mondo? Perché con un’unica moneta è difficile rispondere a degli shock localizzati. Immaginiamo che domani si scopra un’alternativa al petrolio.
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La Polonia non ha fretta di entrare nell’euro

Una delle grandi fortune del mio lavoro è che mi permette di incontrare economisti da diverse parti d’Europa e del mondo, mettendomi a contatto con punti di vista molto diversi. Domani su Il Sole 24 Ore racconterò di come, ad una recente conferenza a Londra, mi sono fatto una cultura sulle posizioni inglesi sull’Europa (dell’euro gli inglesi non parlano proprio perché lo considerano un esperimento fallito). Qui invece vorrei raccontare della mia esperienza in Polonia. Sebbene più breve, il mio soggiorno a Varsavia mi ha permesso di apprendere direttamente le posizioni dei polacchi vis-a-vis la moneta unica.
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