Chi ha paura del sussidio europeo antidisoccupazione (e perché sbaglia ad averla)

Ieri il quotidiano tedesco Die Welt ha pubblicato un lungo articolo sul tema del sussidio europeo contro la disoccupazione, non tacendo il timore che sia la Germania a dover pagare per i Paesi meno virtuosi.
Secondo l’esponente della CDU Herbert Reul, critico verso il progetto, la Commissione Europea sta seriamente valutando l’introduzione di questo sussidio che l’Italia – in questo appoggiata dalla Francia – considera come uno dei progetti centrali del suo semestre di presidenza UE.

A favore della proposta si schiera, ancora una volta, il commissario UE per l’occupazione, Lazlo Andor, che ne è da tempo grande sostenitore: il sussidio contribuirebbe a creare stabilità economica e a rilanciare l’economia nel breve termine in un periodo di recessione economica. 

Prima dell’introduzione dell’euro, il Paese in crisi economica ricorreva alla svalutazione, ma ora non è più così e bisogna quindi trovare altri strumenti.
A chi teme che i trasferimenti siano a senso unico, dai Paesi economicamente forti come la Germania verso il Sud Europa, Andor ricorda che se il sistema fosse stato in vigore all’inizio degli anni novanta, sarebbe stata proprio la Germania a beneficiarne.
Nella sua visione, il fondo comune antidisoccupazione – finanziato dalle entrate fiscali dei Paesi membri – non andrebbe a sostituire i sistemi nazionali di assicurazione contro la disoccupazione, ma per es. potrebbe equivalere al 40% dell’ultimo stipendio ed avere una durata di sei mesi durante i quali il sistema nazionale potrebbe coprire un altro 40% del reddito.

Secondo lo IAB (Instituts für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung) di Norimberga, se l’assicurazione comune (calcolata sul 50% dell’ultimo stipendio) fosse stata in vigore tra il 2006 e il 2011, la Germania avrebbe finanziato, con circa 20 miliardi di euro, quasi un terzo del fondo e il maggior beneficiario sarebbe stata la Spagna. Ma questi calcoli non tengono conto che l’intervento dovrebbe riguardare solo la parte ciclica della disoccupazione, non quella strutturale. E non tengono neppure conto del fatto che tra il 2000 e il 2006 la Germania avrebbe ricevuto fondi.

L’interesse suscitato dal tema è confermato anche da un’altra proposta, in questo caso di Daniel Gros (del Center for European Political Studies di Bruxelles), che parla di “fondo europeo di riassicurazione”. Analogamente a quanto accade negli Stati Uniti, il fondo interverrebbe solo nel caso in cui uno Stato membro della zona euro fosse stato colpito da un grave shock economico.

6 pensieri su “Chi ha paura del sussidio europeo antidisoccupazione (e perché sbaglia ad averla)

  1. “Ma questi calcoli non tengono conto che l’intervento dovrebbe riguardare solo la parte ciclica della disoccupazione, non quella strutturale.”

    Tempo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello! Dalla prospettiva di un medico (prendi l’ombrello) o di un ingegnere (apri l’ombrello), dovrebbe sorgere spontanea una domanda. In generale, si dovrebbe essere preoccupati di una malattia cronica o di una profonda crepa in una casa. Inoltre, non dovrebbe destare timore una piccola influenza o una lampadina fulminata. Rimedi naturali: spremuta agli agrumi e lampadina nuova.

    Se questo è vero (io non lo so), allora perchè ci si occupa del ciclo? Se è giusto occuparsi di ciclo, cosa bisogna anche fare con le malattie croniche o profonde (magari improvvise e inaspettate) crepe?

    Distinti saluti da un Sud Italia dove il tempo è totalmente fuori di testa, pazzerello sarebbe buono. Per fortuna non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Ma ho paura che sia solo un’eccezione come la piccola storia mi ha insegnato.

    Luana

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  2. con il sussidio siamo diventati un paese africano a tutti gli effetti.
    non penso che questa sia la strada, per un paese che nel 1987 arrivò ad essere la quinta potenza mondiale, poi negli anni 90 la quarta potenza.
    cosa è successo oggi?
    nell’ultimo anno in europa la base monetaria è scesa di 1000 miliardi, è facile in questo modo fare precipitare tutto in economia, non si può dire che la svalutazione della moneta sia pericolosa, oggi tutti stanno aspettando l’inflazione per pagare i debiti.
    siamo governati da un ammasso di incompetenti o persone in malafede.
    se vogliamo fare un discorso economico, non penso che la strada del sussidio sia quella giusta, se consideriamo che siamo arrivati al livello dell’attuale debito statale con le politiche di deficit spending, non si può continuare, dobbiamo fare le spese produttive, non dare sussidi, dobbiamo creare lavoro, tutto il contrario di quello che sta facendo la Bce, sta mantenendo in piedi solo l’economia finanziaria che ultimamente, con gli strumenti attuali ha ridotto notevolmente l’occupazione.

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  3. Egr. Prof. Zingales buongiorno, .. in diverse altre circostanze, come avrà sicuramente avuto modo di verificare, mi ha visto più o meno concorde con le Sue teorie e il Suo modo di vedere le cose, in questo caso però, mi dispiace dissentire e quindi prendere le relative distanze, dal Suo endorsement verso la teoria del sussidio; in quanto, avrei molte perplessità in proposito. Io credo che anche se l’intenzione è buona, l’aspetto formale e psicologico porta a pensare alla logica dell’assistenzialismo, altro “totem” di cui tutti quanti ora vogliamo allontanarci e ripudiare, per i guasti e le asimmetrie causate verso l’efficienza economica e sociale. Diversi anni orsono a margine di una trasmissione televisiva documentarista, ricordo l’intervista ad un uomo di un Paese del Centro Africa, beneficiario di aiuti umanitari, che con grande “dignità” e “lungimiranza”, chiedeva di interrompere il flusso di aiuti, costituiti per lo più da derrate alimentari, che sistematicamente venivano fatti partire dai Paesi occidentali verso il suo Paese ma, in cambio chiedeva però aiuti in mezzi (attrezzature varie) e formazione, per consentire al suo popolo di rendersi auto sufficiente ed interrompere la spirale viziosa e perpetua della dipendenza da terzi, solo per la sopravvivenza! Credo che, nonostante quell’uomo fosse senza titolo di studio, tanto meno laurea in discipline economiche, abbia dato una grande lezione di civiltà e dignità ai popoli cosiddetti “sviluppati”. Ora, possiamo noi mai pensare, che un intervento “una tantum” di questo tipo, fermo restando le implicazioni di sperequità sociale, seppure mirato contro la disoccupazione ciclica e non strutturale, per una stabilità economica di breve periodo, possa considerarsi prioritario ed efficace per la stabilità economica dell’Europa e dell’area Euro in particolare? Chi crea valore sono le aziende e lo Stato ha l’obbligo morale e civile di creare le condizioni ottimali affinché le stesse possano essere incentivate a fare investimenti, a creare occupazione, a creare valore per tutti gli stakeholders; solo così, si potranno creare le condizioni per far ripartire i consumi, che allora volta, contribuiscono alla stabilità economica di breve e di medio periodo; ma, soprattutto, si ridà la dignità alle persone che percepiscono un corrispettivo frutto della loro prestazione verso la produzione di cose o servizi!
    Cordialità, dott. S.re DeVono – B.A.

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  4. In ogni caso con questo sistema mangiano i soliti noti, io ad esempio ne sarei escluso dato che nessuno mi assume da anni. È un fatto, ad esempio, che non esistono programmi di sostegno per persone con una lunga disoccupazione di età compresa tra i 40 e i 50, a meno che non siano già garantiti da strumenti come la CIG o mediati dai soliti sindacati mafiosi. La realtà è che passerò sicuramente la mia terza età mendicando per strada, ci sono già andato vicino per cui sono pronto. Quindi, no, non è la soluzione ottimale.

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