Le grandi opere servono a poco. Urgente tagliare le tasse alle imprese

Qui di seguito il testo della mia intervista apparsa sul Giornale di Sicilia lunedì 22 Settembre, a firma di Gerardo Marrone. Al giornale e al giornalista i miei ringraziamenti per averne permesso la pubblicazione su questo blog.

«Stare a dieta, non ingrassare, è un valore. Se diventa anoressia, però, è un disvalore. Sono il primo, quindi, a dire che è importante avere una politica di bilancio oculata, ma eccedere non fa certo bene». Luigi Zingales, economista e docente dell’Università di Chicago, non si entusiasma per la strategia del rigore che la Germania ha appena riproposto, tra molti dissensi, al G-20 dei ministri finanziari in Australia. Nessuna esultanza neppure per il pareggio di bilancio annunciato dal governo Merkel per il prossimo anno: «Non facciamoci prendere dalla retorica politica, solo per il gusto della gara a chi si mostra più bravo». 

Al G-20 s’è ripetuto lo scontro tra la Germania, che di politiche espansive non vuole proprio sentir parlare, e gli Stati Uniti. Chi ha ragione?
«Non vorrei essere troppo democristiano, ma in realtà tutti e due. Hanno ragione i tedeschi, quando sostengono che i problemi dell’Europa non si risolvono unicamente con politiche espansive. Queste, però, potrebbero servire in un momento come l’attuale di profonda crisi ciclica, oltre che strutturale».

I ministri finanziari dei Paesi più industrializzati, intanto, sembrano tutti d’accordo nel prevedere per i prossimi mesi un deciso rallentamento della crescita mondiale. Solo colpa dei conflitti in Medioriente e Ucraina, o dell’epidemia di Ebola in Africa?
«I venti di guerra non facilitano la situazione, ma soprattutto rallenta l’economia della Cina che negli ultimi anni è sempre stato un grosso motore e non c’è un’Europa che riparte. Difficilmente si può allora pensare a una solida espansione globale, se due delle tre grandi aree non sono in fase di crescita veloce».

Washington suggerisce piani di stimolo fiscale. Potrebbero servire all’Europa?
«Un piccolo stimolo fiscale, partendo dai tedeschi che maggiormente potrebbero permetterselo, aiuterebbe l’Europa e indirettamente il mondo. Diversamente, potrebbe esservi un piano coordinato degli stati europei ma sempre con maggiore enfasi in quei Paesi dove la situazione di bilancio lo consente».

In Italia, quindi, non si può fare?
«Scontiamo sempre il problema di un debito molto pesante. Noi continuiamo a chiedere flessibilità, ma per cosa? Per fare più debito. Ciò, nel lungo periodo, aggraverebbe lo stato delle cose. Peraltro, se facessimo da soli una politica fiscale espansiva in un’economia aperta, molti benefici finirebbero per averli altri Paesi. Poi, esiste un’altra grossa questione».

Quale?
«La preferenza, in Italia, va sempre alle spese per grandi opere pubbliche che, come insegnano Expo e Mose, sono fonti di corruzione e non di efficienza, di stimolo. In questo momento, allora, la migliore politica fiscale è quella di tagliare le imposte alle imprese. Ciò avrebbe sicuramente un effetto positivo».

Uno studio della società di servizi finanziari Ubs rivela che negli Stati Uniti i “Paperoni” sono in aumento, mentre il tasso di povertà è schizzato ai massimi dal dopoguerra. Non sarebbe il caso di cominciare a preoccuparsi dello “spread sociale”, più che di quello fra titoli di Stato?
«Sicuramente, bisogna preoccuparsi delle diseguaglianze che stanno crescendo negli Stati Uniti e in Europa. Non è così in Cina o in India, anche se capisco che questa è una magra consolazione per noi. Ad ogni modo, sbaglia chi pensa che la soluzione è costituita dal tassare di più i ricchi per dare ai poveri. I ricchi sono troppo pochi e i poveri sono troppi, quindi quel meccanismo non basta e crea disincentivi alla crescita. Non voglio l’uguaglianza nella povertà che è tipica dei Paesi socialisti, ma una crescita che benefici tutti».

A proposito di titoli di Stato. La Banca Centrale Europea si appresta a mettere a disposizione degli istituti di credito risorse per oltre 82 miliardi. Andranno alle imprese o, come si teme, serviranno ancora una volta all’acquisto di Bot e affini?
«Il nuovo Tltro (Targeted Longer-Term Refinancing operations, ovvero operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, ndr) è stato disegnato per cercare maggiori incentivi da prestare alle imprese. Rimane da vedere in quale misura questo riuscirà. In Italia, le banche hanno molta paura di prestare perché la situazione economica è difficile e i crediti possono essere a rischio. Il quadro è aggravato pure dall’esistenza di tante sofferenze bancarie, provocate pure dal fatto che la politica del credito alle imprese non è stata molto oculata».

Wolfgang Schauble, il ministro tedesco dell’Economia, ha definito “stimoli miopi” gli interventi di Stato sull’economia. Tanto rigore, però, penalizza i consumi nell’Eurozona. È reale il timore di una “sindrome giapponese” per il Vecchio Continente, condannato alla deflazione per un ventennio?
«Non è un destino ineluttabile, ma una scelta politica. Si può evitare la deflazione, basta volerlo. La domanda è: riusciamo a cambiare la mentalità per assicurarci che la deflazione, già iniziata, non continui?».

Basteranno le promesse riforme in Italia a evitare questa minaccia?
«Sono convinto che riforme profonde servano per rilanciare l’economia nel lungo periodo. Nel breve, invece, senza stimolo o una forte domanda dall’estero non si riesce a ripartire. Insomma, riforme necessarie ma non sufficienti».

Almeno su una cosa, tutti d’accordo al G-20: il piano contro l’elusione delle imprese che cercano casa nei paradisi fiscali. Il Bel Paese, però, resta un “inferno tributario». «Si potrebbe fare di più per combattere evasione ed elusione. Purtroppo la pressione fiscale è così elevata in Italia che, se riuscissimo effettivamente a tassare tutti, il sistema non reggerebbe. In contemporanea, quindi, servirebbero una riduzione della tassazione e la lotta all’evasione. Finora, abbiamo visto solo governi impegnati a fare o l’una o l’altra cosa».

In novembre, a Brisbane, la Russia non sarà esclusa dal G-20 dei capi di Stato com’era avvenuto per il G-8 a causa della crisi ucraina. Prove di saggezza, o cinica “realpolitik”?
«Non sono esperto di politica internazionale, quindi non saprei. Dal punto di vista economico, invece, i numeri della Russia non sono così fondamentali, anche se è evidente come per l’Europa sia più difficile avere una ripresa in presenza dell’attuale regime di sanzioni»

2 pensieri su “Le grandi opere servono a poco. Urgente tagliare le tasse alle imprese

  1. Intelligente , competente ed intellettualmente onesto . Il ministro ( primo ? ) di cui ha bisogno l’Italia ( non i sòla ! ) . Complimenti per “Europa o no” , un libro di cui c’era bisogno come dell’ aria . L’economia che diventa facile .

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