Un Alibaba cinese batte Amazon ed eBay

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 19.09.2014

Apriti, Sesamo! Questa è la famosa parola magica con cui Ali Babà apriva la caverna piena di tesori in una delle favole delle “Mille e Una Notte”. E Alibaba fu il nome sapientemente scelto da Jack Ma quando fondò la sua società nel lontano 1999. Eravamo in pieno Internet boom, non solo in America, ma anche in Europa e in Cina. E Jack Ma decise di creare in Cina un sito per il commercio via Internet. Alibaba, che vanta un volume di transazioni superiore ad Amazon ed eBay messi insieme, oggi, venerdì 19, arriva alla quotazione sul mercato borsistico di New York. Le richieste dei sottoscrittori eccedevano già nei giorni scorsi l’offerta di azioni. Il fondatore ha comunque trovato il suo tesoro. Con l’ingresso in Borsa Jack Ma diventa uno degli uomini più ricchi del mondo. Sarebbe riduttivo, però, considerare Alibaba solo una versione più grande di Amazon ed eBay.

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La lezione di management di Papa Francesco / Pope Francis’ Management Lesson

Testo dell’articolo pubblicato lo scorso 26 settembre su Il Sole 24 Ore.
Link to the English translation below.

La Chiesa Cattolica è la più antica, la più vasta, la più duratura organizzazione che il mondo abbia conosciuto. Con tutti i difetti, se è sopravvissuta così a lungo deve avere qualche cosa da insegnarci. Fino a poco fa non era facile identificare questi tratti superiori, ma con l’elezione di Papa Francesco ho dovuto ricredermi. Dopo essersi impegnato in una profonda pulizia dello Ior (con il licenziamento del chiacchierato cardinal Bertone) e aver rimosso prelati spendaccioni (come il vescovo di Limburg che aveva speso 31 milioni per ristrutturare la sua sede), Papa Francesco ha sferrato un attacco frontale ai preti pedofili e a tutti coloro che li coprono.

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Le grandi opere servono a poco. Urgente tagliare le tasse alle imprese

Qui di seguito il testo della mia intervista apparsa sul Giornale di Sicilia lunedì 22 Settembre, a firma di Gerardo Marrone. Al giornale e al giornalista i miei ringraziamenti per averne permesso la pubblicazione su questo blog.

«Stare a dieta, non ingrassare, è un valore. Se diventa anoressia, però, è un disvalore. Sono il primo, quindi, a dire che è importante avere una politica di bilancio oculata, ma eccedere non fa certo bene». Luigi Zingales, economista e docente dell’Università di Chicago, non si entusiasma per la strategia del rigore che la Germania ha appena riproposto, tra molti dissensi, al G-20 dei ministri finanziari in Australia. Nessuna esultanza neppure per il pareggio di bilancio annunciato dal governo Merkel per il prossimo anno: «Non facciamoci prendere dalla retorica politica, solo per il gusto della gara a chi si mostra più bravo».  Continua a leggere

Cosa deciderà il successo (o il fallimento) dell’eurozona

Chi mi critica perché sono troppo pessimista vorrei leggesse l’articolo di Wolfgang Münchau, pubblicato due giorni fa sul Financial Times.

“Detto brutalmente, – Scrive Münchau – La situazione economica Italiana è insostenibile e si tradurrà in un default sul debito, a meno che non vi sia un’improvvisa e duratura inversione di rotta nella crescita economica. Senza questa, sarà in dubbio anche il permanere dell’Italia nell’eurozona – e da qui il futuro dell’euro stesso”.
Aggiunge Münchau: “Che dire delle riforme economiche? Esse possono contribuire a generare una certa crescita nel lungo periodo, ma è un po’ ingenuo pensare che l’economia inizi miracolosamente a crescere una volta che le aziende possono licenziare il loro personale. ”
La sua conclusione è che “la sostenibilità del debito italiano richiede politiche a livello di zona euro, che sono state finora escluse. È questo che deciderà il successo della zona euro o il suo fallimento.”

Un messaggio piuttosto allarmante (to use British understatement).

Continua (anche in Germania) il dibattito sull’assicurazione europea contro la disoccupazione

La rivista tedesca INTERECONOMICS (Review of European Economic Policy) [vol. 49 – n° 4 di luglio/agosto 2014 – Springer-Verlag Berlin-Heidelberg] ospita un forum sull’introduzione di stabilizzatori fiscali a livello Europeo*.
Qui trovate gli articoli del commissario europeo László Andor e degli studiosi Sebastian Dullien, H. Xavier Jara, Holly Sutherland e Daniel Gros. Gli autori discutono dei benefici che potrebbero derivarne e delle difficoltà che si frappongono alla loro introduzione.

Della necessità di un sussidio europeo antidisoccupazione ho scritto più volte, anche su questo blog:
https://europaono.com/2014/07/03/che-centra-unassicurazione-contro-la-disoccupazione-con-la-sostenibilita-delleuro/
https://europaono.com/2014/07/21/un-importante-passo-nella-direzione-giusta/
https://europaono.com/2014/08/26/chi-ha-paura-del-sussidio-europeo-antidisoccupazione-e-perche-sbaglia-ad-averla/

*Ringrazio Giuseppe Vandai del Circolo Voltalacarta di Heideberg per la segnalazione del forum.

Una dissonanza preoccupante

Leggo sempre con interesse gli editoriali di Wolfgang Münchau sul Financial Times e così è stato con quello di domenica 7 Settembre (l’articolo è visibile ai soli abbonati), che vi riassumo qui brevemente.

Münchau si chiede cosa debba fare Draghi per far ripartire l’economia europea e, pur elencando tre principali teorie economiche – Keynesiana, monetarista, strutturalista – mostra scarso interesse per quelle che considera ormai dispute tra economisti.  Continua a leggere

Zingales è diventato keynesiano?

Un grande economista mi ha detto che si può essere un buon economista o un buon politico, ma non entrambi (almeno non entrambi allo stesso momento). Il motivo non è perché tutti gli economisti siano incapaci di essere dei politici (anche se alcuni esempi potrebbero farlo pensare), o perché tutti i politici non siano in grado di capire di economia (anche in questo caso il dubbio è ragionevole). No, il motivo è molto più sottile. Nell’analisi dei problemi, l’economista antepone la logica economica a qualsiasi considerazione politica. Il politico, invece, analizza i problemi con una logica politica. Anche se non sempre, le due logiche sono spesso in contraddizione.  Continua a leggere

La disuguaglianza dei redditi minaccia il capitalismo?

In occasione della cerimonia inaugurale dell’Executive MBA Program della Booth School of Business a Hong Kong si è svolto, il 31 agosto scorso, un dibattito sul futuro del capitalismo.
Lo sviluppo del capitale umano sarà il fattore chiave per vincere le sfide economiche del 21° secolo.

Qui una sintesi del dibattito pubblicata sul sito della Booth (in inglese).

Abbassare i salari non conviene

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 29.08.2014

Ogni fine Agosto i banchieri centrali si riuniscono a Jackson Hole (la Cortina delle Montagne Rocciose) per discutere dei problemi economici del mondo. Quest’anno il tema era l’occupazione.
L’intervento del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi è stato molto equilibrato. Se da un lato ha riconosciuto che fattori ciclici, quali la riduzione di domanda aggregata prodotta dall’austerità fiscale, hanno avuto effetti negativi sull’occupazione, dall’altro ha sottolineato i fattori strutturali. Aprendo la porta per un possibile compromesso politico, Draghi ha detto che i vincoli di bilancio potrebbero essere allentati per quei paesi dell’Europa del Sud che aumentassero la flessibilità del lavoro. Per decidere se l’offerta sia allettante, però, dobbiamo capire cosa si intenda per flessibilità del lavoro.  Continua a leggere

Chi ha paura del sussidio europeo antidisoccupazione (e perché sbaglia ad averla)

Ieri il quotidiano tedesco Die Welt ha pubblicato un lungo articolo sul tema del sussidio europeo contro la disoccupazione, non tacendo il timore che sia la Germania a dover pagare per i Paesi meno virtuosi.
Secondo l’esponente della CDU Herbert Reul, critico verso il progetto, la Commissione Europea sta seriamente valutando l’introduzione di questo sussidio che l’Italia – in questo appoggiata dalla Francia – considera come uno dei progetti centrali del suo semestre di presidenza UE.

A favore della proposta si schiera, ancora una volta, il commissario UE per l’occupazione, Lazlo Andor, che ne è da tempo grande sostenitore: il sussidio contribuirebbe a creare stabilità economica e a rilanciare l’economia nel breve termine in un periodo di recessione economica.  Continua a leggere

Il mito del “below 2%, but close”

Tra i militari si dice che i generali sono sempre perfettamente addestrati a combattere la guerra precedente, ma non quella che verrà. Lo stesso vale per le banche centrali. Queste istituzioni vengono create e regolamentate per combattere le crisi del passato, non quelle del futuro. La Banca Centrale Europea ne è un esempio.

Quando la BCE fu creata, la preoccupazione principale era prevenire l’inflazione. Per questo alla BCE fu assegnato un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi. Nel determinare la politica monetaria, la Federal Reserve americana guarda non solo alla stabilità dei prezzi, ma anche alla disoccupazione. Alla BCE, invece, non è stata data questa flessibilità per paura che potesse abusarne, causando inflazione.
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Un importante passo nella direzione giusta

La moneta unica non può sopravvivere senza una minima forma di redistribuzione fiscale. Ho spiegato più volte perché (per esempio, ultimamente qui, qui e qui) e ne ho scritto nei capitoli 3. e 8. di Europa o no.

Venerdì 18 Luglio, Reuters Italia ha pubblicato un articolo dal titolo “Ue comincia a valutare sussidio comune per shock occupazionali
Non solo questa è la forma di redistribuzione fiscale migliore, ma è anche quella che più facilmente (più facilmente non significa facilmente) potrebbe essere accettata dai Paesi del Nord Europa.
Questa notizia dà un segnale di speranza.

Leggi l’articolo sul sito di Reuters Italia