L’Euro visto dal Nord

faveuro_nordeu_
A metà degli anni ’90, quando l’euro fu creato, nei tre paesi scandinavi appartenenti all’Unione Europea (Danimarca, Finlandia e Svezia) il livello di consenso a favore della moneta unica era simile: tra il 30 e il 35% in tutti e tre i paesi. Allora la Finlandia decise di entrare e oggi il grado di consenso per la moneta unica è a livelli elevatissimi (75-80%). La Danimarca e la Svezia restarono fuori.
All’inizio sembrò un errore: nei primi 10 anni del nuovo millennio, il consenso per la moneta unica eccedeva il 50%. Con la crisi dell’eurozona, però, il consenso è crollato al 20-30%. Questi due paesi sono fuori dell’euro e ci vogliono rimanere.
Ieri ero in Svezia ed ho chiesto ad alcuni rappresentanti della Confindustria svedese cosa pensavano della moneta unica. Per un paese con un mercato molto limitato, come la Svezia, l’idea di una valuta comune è molto attraente, perché riduce le incertezze del cambio. Ma non si fidano di entrare in un’area valutaria in cui i membri non rispettano le regole.
Quando ho chiesto se i riferimenti erano all’Italia, la risposta è stata: non solo, anche alla Francia.

L’Asset Quality Review vista da Francoforte

Un alto funzionario italiano della Banca Centrale Europea ha così commentato il mio articolo sul Sole

“Ti suggerisco una interpretazione alternativa dei risultati:

1. Confronto con Francia, Germania e Spagna: risultato dovuto al minore peso politico dell’Italia nella nuova vigilanza (se vuoi guarda l’organigramma delle posizioni di vertice). Questo sarà un problema che temo ci condizionerà assai in futuro.
2. Inoltre: le grandi banche tedesche e francesi – che determinano la media ponderata che citi – hanno una quota maggiore di assets che sono titoli marked to market or to model, che per definizione o si valutano da soli (market) o sono valutati in maniera abbastanza soggettiva (model – quelli dell’aqr non sono certo andati a controllare come ogni assumption impatta sulla valutazione finale, si sono grosso modo fidati dei modelli interni delle banche precedentemente validati dai vigilanti). Per cui era scontato non trovare grandi variazioni.
3. Confronto Unicredit-Popolari/MPS: le popolari e MPS dipendono assai di più di Unicredit dall’economia italiana, che si è deteriorata nell’ultimo anno e mezzo per cui l’aqr ha fatto emergere la forbearance che è prassi comune nell’industria (e che ha un suo senso se fatta in maniera intelligente). Direi che se è limitata all’1 per cento degli assets non ci dovremmo lamentare troppo…

Detto questo la Banca d’Italia secondo me ha giocato male questa partita.”

Mi sembrano tutti e tre punti importanti.

Il più preoccupante è il primo. Se anche alla BCE non si ha fiducia nell’oggettività dei regolatori, l’Europa è messa veramente male. A conferma la stessa fonte rivela che “più volte la Nouy (capo dell’ufficio vigilanza della BCE) ha parlato delle “nostre banche”, riferendosi a quelle francesi” . Siamo messi bene!

Il secondo punto è valido e meriterebbe una più approfondita analisi. Vale certamente per le grosse banche, ma non per quelle intermedie.

Mi preoccupa molto anche il terzo punto, ugualmente valido. È accettato (addirittura considerato giusto) fare forbearance. Questa è la scuola Bankitalia. Non mi preoccupa tanto l’errore medio, ma le sue punte, coincidenti con banche molto connesse politicamente come MPS e Carige.

Non mi stanco di ripetere che come tanti della mia generazione, io sono cresciuto con il mito della Banca d’Italia. In un Paese corrotto, la nostra Banca Centrale era una delle poche istituzioni che resisteva integra. Un governatore aveva perfino rischiato l’arresto per non cedere al potere politico. Purtroppo devo constatare che nel tempo anche questa istituzione si è adeguata al Paese.

To euro or not to euro

Questo post è dedicato a chi (come Marco, che ha commentato il post precedente) si chiede se io sia diventato antieuro. Repetita iuvant.

Se essere “No euro” significa ritenere che la moneta unica sia la principale causa dei nostri mali, che bisogna uscirne a tutti i costi, e che una volta recuperata la sovranità monetaria dobbiamo usarla per finanziare a pie’ di lista i deficit pubblici, sono lontano mille miglia dall’esserlo.
Io (continuo a ripeterlo, ma in Italia si fa – chissà perché – fatica a capirlo) non ho un atteggiamento fideistico nei confronti dell’euro. Non voglio uscirne “a tutti i costi”, non voglio rimanerci “a tutti i costi”. Dell’euro, così come faccio con ogni altro oggetto delle mie ricerche, analizzo (l’ho fatto anche in Europa o no) i costi e benefici nel modo il più possibile oggettivo.
Più che le etichette mi interessa la sostanza. Essere nell’euro ha portato all’Italia molti vantaggi e continua a portarli. Ad esempio, abbiamo avuto bisogno della supervisione della Banca Centrale Europea per scoprire quanto deboli sono le nostre banche. Ma il rischio di deflazione è molto serio e temo che la BCE non abbia la volontà politica di affrontarlo.

Berlusconi comincia la campagna contro l’euro?

La proposta, lanciata da Grillo, di un referendum sull’euro ha già sortito un effetto: le condizioni di Berlusconi per la permanenza dell’euro. In un intervento telefonico durante un convegno del partito sull’UE a Quartu (Cagliari), Berlusconi ha preso per la prima volta una posizione molto chiara sulla moneta unica (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-25/berlusconi-si-moneta-unica-solo-tre-condizioni-122558.shtml). Affermando che “non si può più andare avanti, serve un cambiamento”, Berlusconi ha messo le seguenti tre condizioni per la sopravvivenza della moneta unica:
1) La BCE deve diventare il finanziatore di ultima istanza dei governi europei
2) La BCE deve controllare il tasso di cambio con il dollaro per mantenerlo in parità
3) La BCE deve seguire le politiche di quantitative easing del Giappone e gli Stati Uniti.

Delle tre condizioni solo la terza è vagamente fattibile all’interno dei trattati esistenti (anche se incontra la feroce opposizione dei tedeschi). La seconda è contraria al mandato della BCE e molto pericolosa a livello internazionale perché potrebbe innescare una guerra al ribasso tra valute che avrebbe effetti devastanti sul commercio internazionale. La prima non solo è contraria ai trattati costitutivi della BCE, ma è la cosa contro cui tutti i banchieri centrali si schierano. Sarebbe come ritornare alla situazione precedente al “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia del 1981. I tedeschi (e non solo) preferirebbero uscire non solo dall’euro, ma dalla stessa Unione Europea piuttosto che accettare questa condizione.
Si potrebbe pensare ad una sparata casuale (Berlusconi non è insolito a questo genere di cose), ma è troppo ben articolata per non essere stata preparata.
Berlusconi sta mettendo delle condizioni impossibili per iniziare la sua campagna antieuro?

Preventing Economists’ Capture

Un entomologo non può socializzare con gli insetti. Un professore di economia e business non solo può, ma deve in qualche modo socializzare con l’oggetto del suo studio: business people. Per questo non è facile immaginare che un entomologo sia “catturato” dall’interesse degli insetti, mentre è più facile che un professore di business, economia o finanza, sia catturato dagli interessi delle persone che operano nel campo di studio. Lo stesso rischio che ha un professore di ingegneria nucleare di essere catturato dalla lobby del nucleare.
Tanto per l’ingegnere quanto per l’economista la soluzione non sta in rigide norme di separazione, che ridurrebbero i professori a degli astratti teorici senza legame con la realtà. Ma non si può neppure ignorare il rischio che questa socializzazione comporta. Per questo ho scritto “Preventing Economists’ Capture“, presentato questa settimana a EconTalk , con Russ Roberts.

An entomologist cannot socialize with bugs. A business professor not only can, but also have to socialize with the object of his study: business people. Thus, while it is not easy to imagine that an entomologist is “captured” by the interest of bugs, it is easier for a professor of business, economics or finance, to be captured by the interests of the people working in the subjects studied. It is the same risk that a professor of nuclear engineering is captured by the nuclear lobby.
As for the engineer so for the economist the solution is not in a rigid separation, which would reduce the professors to abstract theorist with no connection to reality. Yet, we cannot ignore the risk that this socialization entails. That is why I wrote “Preventing Economists’ Capture“, presented this week at EconTalk with Russ Roberts.

Sulla marijuana aveva ragione Milton Friedman

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 10.10.2014 col titolo “Marijuana libera? Si fuma di meno”

“Marijuana libera”. Nei primi anni Settanta a sostenerlo, oltre ai radicali – da sempre a favore della legalizzazione – erano solo i gruppi di estrema sinistra e… Milton Friedman. Il suo era un semplice ragionamento economico. 11 costo del proibizionismo (in termini di uso della polizia, corruzione, e imposte mancate) era troppo elevato rispetto ai benefici. A quell’epoca, però, solo il 15 per cento degli americani era a favore della legalizzazione, e quindi il presidente Nixon decise di lanciare la “guerra alle droghe.” Fu un altro Vietnam. Più di quaranta anni dopo possiamo dire che anche questa guerra è stata persa. Non solo dal punto di vista militare, ma anche da quello ideologico.

Continua a leggere

Grillo: talk about post-euro

Italian economic and political problems have become Europe’s problem as well. For this reason, I will start to provide an English translation of my significant posts.

It will have been because the number of participants, according to some, was below expectations, it will have been to cover internal dissensions, or it will have been to take back political initiative from Matteo Renzi’s sole control, Saturday at the Circus Maximus, Beppe Grillo decided to cross the Rubicon.
After speaking at length about a referendum on Italy leaving the euro, Grillo decided to make it the center of his autumn campaign. The idea is brilliant and potentially winning for the 5 Star Movement, while it’s risky and potentially disastrous for Italy.

Continua a leggere

Grillo: parliamo del dopo euro

Sarà stato il numero di presenti secondo alcuni al di sotto delle aspettative, sarà stato per coprire i dissensi interni, o sarà stato per riprendere in mano l’iniziativa politica da tempo controllata unicamente da Matteo Renzi, sabato al Circo Massimo Beppe Grillo ha deciso di passare il Rubicone.
Dopo aver parlato a lungo di un referendum sull’uscita dell’Italia dall’euro, Grillo ha deciso di farne il centro della sua campagna autunnale. L’idea è brillante e potenzialmente vincente per il Movimento 5 Stelle, mentre è rischiosa e potenzialmente disastrosa per l’Italia.

Continua a leggere

Un Alibaba cinese batte Amazon ed eBay

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 19.09.2014

Apriti, Sesamo! Questa è la famosa parola magica con cui Ali Babà apriva la caverna piena di tesori in una delle favole delle “Mille e Una Notte”. E Alibaba fu il nome sapientemente scelto da Jack Ma quando fondò la sua società nel lontano 1999. Eravamo in pieno Internet boom, non solo in America, ma anche in Europa e in Cina. E Jack Ma decise di creare in Cina un sito per il commercio via Internet. Alibaba, che vanta un volume di transazioni superiore ad Amazon ed eBay messi insieme, oggi, venerdì 19, arriva alla quotazione sul mercato borsistico di New York. Le richieste dei sottoscrittori eccedevano già nei giorni scorsi l’offerta di azioni. Il fondatore ha comunque trovato il suo tesoro. Con l’ingresso in Borsa Jack Ma diventa uno degli uomini più ricchi del mondo. Sarebbe riduttivo, però, considerare Alibaba solo una versione più grande di Amazon ed eBay.

Continua a leggere

La lezione di management di Papa Francesco / Pope Francis’ Management Lesson

Testo dell’articolo pubblicato lo scorso 26 settembre su Il Sole 24 Ore.
Link to the English translation below.

La Chiesa Cattolica è la più antica, la più vasta, la più duratura organizzazione che il mondo abbia conosciuto. Con tutti i difetti, se è sopravvissuta così a lungo deve avere qualche cosa da insegnarci. Fino a poco fa non era facile identificare questi tratti superiori, ma con l’elezione di Papa Francesco ho dovuto ricredermi. Dopo essersi impegnato in una profonda pulizia dello Ior (con il licenziamento del chiacchierato cardinal Bertone) e aver rimosso prelati spendaccioni (come il vescovo di Limburg che aveva speso 31 milioni per ristrutturare la sua sede), Papa Francesco ha sferrato un attacco frontale ai preti pedofili e a tutti coloro che li coprono.

Continua a leggere

Le grandi opere servono a poco. Urgente tagliare le tasse alle imprese

Qui di seguito il testo della mia intervista apparsa sul Giornale di Sicilia lunedì 22 Settembre, a firma di Gerardo Marrone. Al giornale e al giornalista i miei ringraziamenti per averne permesso la pubblicazione su questo blog.

«Stare a dieta, non ingrassare, è un valore. Se diventa anoressia, però, è un disvalore. Sono il primo, quindi, a dire che è importante avere una politica di bilancio oculata, ma eccedere non fa certo bene». Luigi Zingales, economista e docente dell’Università di Chicago, non si entusiasma per la strategia del rigore che la Germania ha appena riproposto, tra molti dissensi, al G-20 dei ministri finanziari in Australia. Nessuna esultanza neppure per il pareggio di bilancio annunciato dal governo Merkel per il prossimo anno: «Non facciamoci prendere dalla retorica politica, solo per il gusto della gara a chi si mostra più bravo».  Continua a leggere

Cosa deciderà il successo (o il fallimento) dell’eurozona

Chi mi critica perché sono troppo pessimista vorrei leggesse l’articolo di Wolfgang Münchau, pubblicato due giorni fa sul Financial Times.

“Detto brutalmente, – Scrive Münchau – La situazione economica Italiana è insostenibile e si tradurrà in un default sul debito, a meno che non vi sia un’improvvisa e duratura inversione di rotta nella crescita economica. Senza questa, sarà in dubbio anche il permanere dell’Italia nell’eurozona – e da qui il futuro dell’euro stesso”.
Aggiunge Münchau: “Che dire delle riforme economiche? Esse possono contribuire a generare una certa crescita nel lungo periodo, ma è un po’ ingenuo pensare che l’economia inizi miracolosamente a crescere una volta che le aziende possono licenziare il loro personale. ”
La sua conclusione è che “la sostenibilità del debito italiano richiede politiche a livello di zona euro, che sono state finora escluse. È questo che deciderà il successo della zona euro o il suo fallimento.”

Un messaggio piuttosto allarmante (to use British understatement).