Chi ha paura del sussidio europeo antidisoccupazione (e perché sbaglia ad averla)

Ieri il quotidiano tedesco Die Welt ha pubblicato un lungo articolo sul tema del sussidio europeo contro la disoccupazione, non tacendo il timore che sia la Germania a dover pagare per i Paesi meno virtuosi.
Secondo l’esponente della CDU Herbert Reul, critico verso il progetto, la Commissione Europea sta seriamente valutando l’introduzione di questo sussidio che l’Italia – in questo appoggiata dalla Francia – considera come uno dei progetti centrali del suo semestre di presidenza UE.

A favore della proposta si schiera, ancora una volta, il commissario UE per l’occupazione, Lazlo Andor, che ne è da tempo grande sostenitore: il sussidio contribuirebbe a creare stabilità economica e a rilanciare l’economia nel breve termine in un periodo di recessione economica.  Continua a leggere

Il mito del “below 2%, but close”

Tra i militari si dice che i generali sono sempre perfettamente addestrati a combattere la guerra precedente, ma non quella che verrà. Lo stesso vale per le banche centrali. Queste istituzioni vengono create e regolamentate per combattere le crisi del passato, non quelle del futuro. La Banca Centrale Europea ne è un esempio.

Quando la BCE fu creata, la preoccupazione principale era prevenire l’inflazione. Per questo alla BCE fu assegnato un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi. Nel determinare la politica monetaria, la Federal Reserve americana guarda non solo alla stabilità dei prezzi, ma anche alla disoccupazione. Alla BCE, invece, non è stata data questa flessibilità per paura che potesse abusarne, causando inflazione.
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Un importante passo nella direzione giusta

La moneta unica non può sopravvivere senza una minima forma di redistribuzione fiscale. Ho spiegato più volte perché (per esempio, ultimamente qui, qui e qui) e ne ho scritto nei capitoli 3. e 8. di Europa o no.

Venerdì 18 Luglio, Reuters Italia ha pubblicato un articolo dal titolo “Ue comincia a valutare sussidio comune per shock occupazionali
Non solo questa è la forma di redistribuzione fiscale migliore, ma è anche quella che più facilmente (più facilmente non significa facilmente) potrebbe essere accettata dai Paesi del Nord Europa.
Questa notizia dà un segnale di speranza.

Leggi l’articolo sul sito di Reuters Italia

L’ineluttabilità storica dell’Europa secondo Draghi

Non c’è persona al mondo che ha contribuito di più a mantenere in vita la moneta unica del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Senza il suo “whatever it takes” del luglio 2012, l’euro non sarebbe sopravvissuto, almeno nella sua forma attuale. E non ci sono parole maggiormente pesate di quelle di un banchiere centrale. Quindi, quando Draghi parla, come per esempio il 9 Luglio scorso (http://goo.gl/lI3Uwv), bisogna ascoltare.

L’occasione era la prima lezione in memoria di Tommaso Padoa Schioppa, un europeista convinto. Non sorprende, quindi, che Draghi sia partito dal pensiero di Padoa Schioppa per elaborare una teoria della ineluttabilità non solo dell’Europa, ma di questa Europa.

In forma schematica, la logica di Draghi è la seguente:
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Che c’entra un’assicurazione contro la disoccupazione con la sostenibilità dell’euro?

È la domanda che pone il giornalista Marco Cobianchi con un twitt, ma è una domanda che si sono posti in molti. Per questo mi sento in dovere di chiarire. Per farlo devo fare un passo indietro.

Perché è ragionevole che Padova e Venezia abbiano la stessa moneta, ma non Padova e Pechino? La risposta ce la dà Robert Mundell, premio Nobel in economia, nella teoria delle aree valutarie ottimali. L’idea è molto semplice. Esistono delle ovvie economie di scala ad avere una moneta comune. Perché dunque non dovrebbe esistere una sola moneta al mondo? Perché con un’unica moneta è difficile rispondere a degli shock localizzati. Immaginiamo che domani si scopra un’alternativa al petrolio.
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La Polonia non ha fretta di entrare nell’euro

Una delle grandi fortune del mio lavoro è che mi permette di incontrare economisti da diverse parti d’Europa e del mondo, mettendomi a contatto con punti di vista molto diversi. Domani su Il Sole 24 Ore racconterò di come, ad una recente conferenza a Londra, mi sono fatto una cultura sulle posizioni inglesi sull’Europa (dell’euro gli inglesi non parlano proprio perché lo considerano un esperimento fallito). Qui invece vorrei raccontare della mia esperienza in Polonia. Sebbene più breve, il mio soggiorno a Varsavia mi ha permesso di apprendere direttamente le posizioni dei polacchi vis-a-vis la moneta unica.
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Ecco l’eBook di Europa o no

Come richiesto da molti di voi, è arrivato l’eBook di Europa o no.

Lo trovate qui.

Sul ruolo delle crisi, il “peccato originale” e il Manifesto di Ventotene

Un lettore ha sollevato tre domande molto interessanti. Mi auguro che ne sollecitino altre. Intanto eccole, insieme alle mie risposte.

1)   Non capisco l’affermazione “L’Europa progredirà grazie alle crisi”, ripresa dallo stesso Prodi; intendo dire, perché i Governi hanno la spinta a fare riforme solo con le crisi, pur sapendolo a priori?

È un’ottima domanda, che si sono posti in molti in letteratura. La risposta prevalente è che i governi agiscono in modo miope sotto la pressione elettorale del momento, mentre gli europeisti (menti illuminate) vedono più lontano. Questa teoria non è così assurda come sembra.
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Un’analisi dell’euro senza santi né eroi

“Un’analisi dell’euro senza santi né eroi.” Così la corrispondente da Berlino de La Stampa Tonia Mastrobuoni ha definito il mio libro Europa o No. Ed è una definizione che mi è piaciuta molto, perché coglie nel segno le ragioni per cui ho scritto il libro.  Fornire un’analisi il più possibile obiettiva dei costi e benefici dell’euro. Purtroppo in Italia ci sono due fazioni: i pro euro e gli anti euro. Mediamente entrambe le fazioni capiscono poco sia dei costi che dei benefici della moneta unica e ripetono in modo pappagallesco degli slogan.
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Come rilanciare l’Europa?

Come rilanciare l’Europa?

EUROPA O NO: Prefazione

Da Syriza in Grecia al Movimento 5 Stelle in Italia, dal Fronte nazionale in Francia allo United Kingdom Independence Party in Gran Bretagna e all’Alternative fur Deutschland in Germania, i movimenti antieuro (e spesso antieuropa) sono in crescita e, in alcuni casi, rischiano di diventare il primo partito nei rispettivi Paesi.
Dopo anni di retorica europeista, la retorica antieuropeista, ancora più violenta, domina la scena. Il «meraviglioso esperimento» — come lo definiva Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Europa — rischia di fallire. Il «sogno ricorrente che per dieci secoli è riapparso tra i popoli d’Europa: creare tra loro un’organizzazione per porre fine alla guerra e garantire una pace perenne» sembra trasformarsi in un incubo. Quella stessa Unione creata per favorire lo spirito europeo sta diventando una prigione, che fomenta l’odio etnico e i peggiori stereotipi. I tedeschi considerano i greci «pigri» (nonostante le statistiche ci dicano che il greco medio lavori più ore del tedesco medio) e i greci ricambiano chiamando i tedeschi «nazisti», anche se i neonazisti sembrano avere più seguito in Grecia che in Germania.
Al centro di queste inquietudini c’è la moneta unica.

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L’Eurozona vista da Washington

Molti lettori hanno sospettato che fossi io l’autore dell’anonimo libello. Purtroppo non sono io, ma un importante funzionario di Washington. Dico purtroppo, perché lo scritto è arguto e divertente, e sarei ben lieto di esserne l’autore. Ma soprattutto perché, se l’avessi scritto io, si sarebbe potuto facilmente dismettere come un divertissement letterario. Invece si tratta di un indizio autentico di come viene vista da Washington la situazione europea.

Per aiutare a comprendere l’importanza di questo scritto, voglio sottolineare alcuni punti:
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