L’ineluttabilità storica dell’Europa secondo Draghi

Non c’è persona al mondo che ha contribuito di più a mantenere in vita la moneta unica del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Senza il suo “whatever it takes” del luglio 2012, l’euro non sarebbe sopravvissuto, almeno nella sua forma attuale. E non ci sono parole maggiormente pesate di quelle di un banchiere centrale. Quindi, quando Draghi parla, come per esempio il 9 Luglio scorso (http://goo.gl/lI3Uwv), bisogna ascoltare.

L’occasione era la prima lezione in memoria di Tommaso Padoa Schioppa, un europeista convinto. Non sorprende, quindi, che Draghi sia partito dal pensiero di Padoa Schioppa per elaborare una teoria della ineluttabilità non solo dell’Europa, ma di questa Europa.

In forma schematica, la logica di Draghi è la seguente:
continua a leggere…

Che c’entra un’assicurazione contro la disoccupazione con la sostenibilità dell’euro?

È la domanda che pone il giornalista Marco Cobianchi con un twitt, ma è una domanda che si sono posti in molti. Per questo mi sento in dovere di chiarire. Per farlo devo fare un passo indietro.

Perché è ragionevole che Padova e Venezia abbiano la stessa moneta, ma non Padova e Pechino? La risposta ce la dà Robert Mundell, premio Nobel in economia, nella teoria delle aree valutarie ottimali. L’idea è molto semplice. Esistono delle ovvie economie di scala ad avere una moneta comune. Perché dunque non dovrebbe esistere una sola moneta al mondo? Perché con un’unica moneta è difficile rispondere a degli shock localizzati. Immaginiamo che domani si scopra un’alternativa al petrolio.
continua a leggere…

La Polonia non ha fretta di entrare nell’euro

Una delle grandi fortune del mio lavoro è che mi permette di incontrare economisti da diverse parti d’Europa e del mondo, mettendomi a contatto con punti di vista molto diversi. Domani su Il Sole 24 Ore racconterò di come, ad una recente conferenza a Londra, mi sono fatto una cultura sulle posizioni inglesi sull’Europa (dell’euro gli inglesi non parlano proprio perché lo considerano un esperimento fallito). Qui invece vorrei raccontare della mia esperienza in Polonia. Sebbene più breve, il mio soggiorno a Varsavia mi ha permesso di apprendere direttamente le posizioni dei polacchi vis-a-vis la moneta unica.
continua a leggere…

Sul ruolo delle crisi, il “peccato originale” e il Manifesto di Ventotene

Un lettore ha sollevato tre domande molto interessanti. Mi auguro che ne sollecitino altre. Intanto eccole, insieme alle mie risposte.

1)   Non capisco l’affermazione “L’Europa progredirà grazie alle crisi”, ripresa dallo stesso Prodi; intendo dire, perché i Governi hanno la spinta a fare riforme solo con le crisi, pur sapendolo a priori?

È un’ottima domanda, che si sono posti in molti in letteratura. La risposta prevalente è che i governi agiscono in modo miope sotto la pressione elettorale del momento, mentre gli europeisti (menti illuminate) vedono più lontano. Questa teoria non è così assurda come sembra.
continua a leggere…

Un’analisi dell’euro senza santi né eroi

“Un’analisi dell’euro senza santi né eroi.” Così la corrispondente da Berlino de La Stampa Tonia Mastrobuoni ha definito il mio libro Europa o No. Ed è una definizione che mi è piaciuta molto, perché coglie nel segno le ragioni per cui ho scritto il libro.  Fornire un’analisi il più possibile obiettiva dei costi e benefici dell’euro. Purtroppo in Italia ci sono due fazioni: i pro euro e gli anti euro. Mediamente entrambe le fazioni capiscono poco sia dei costi che dei benefici della moneta unica e ripetono in modo pappagallesco degli slogan.
continua a leggere…

Come rilanciare l’Europa?

Come rilanciare l’Europa?

EUROPA O NO: Prefazione

Da Syriza in Grecia al Movimento 5 Stelle in Italia, dal Fronte nazionale in Francia allo United Kingdom Independence Party in Gran Bretagna e all’Alternative fur Deutschland in Germania, i movimenti antieuro (e spesso antieuropa) sono in crescita e, in alcuni casi, rischiano di diventare il primo partito nei rispettivi Paesi.
Dopo anni di retorica europeista, la retorica antieuropeista, ancora più violenta, domina la scena. Il «meraviglioso esperimento» — come lo definiva Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Europa — rischia di fallire. Il «sogno ricorrente che per dieci secoli è riapparso tra i popoli d’Europa: creare tra loro un’organizzazione per porre fine alla guerra e garantire una pace perenne» sembra trasformarsi in un incubo. Quella stessa Unione creata per favorire lo spirito europeo sta diventando una prigione, che fomenta l’odio etnico e i peggiori stereotipi. I tedeschi considerano i greci «pigri» (nonostante le statistiche ci dicano che il greco medio lavori più ore del tedesco medio) e i greci ricambiano chiamando i tedeschi «nazisti», anche se i neonazisti sembrano avere più seguito in Grecia che in Germania.
Al centro di queste inquietudini c’è la moneta unica.

continua a leggere…

L’Eurozona vista da Washington

Molti lettori hanno sospettato che fossi io l’autore dell’anonimo libello. Purtroppo non sono io, ma un importante funzionario di Washington. Dico purtroppo, perché lo scritto è arguto e divertente, e sarei ben lieto di esserne l’autore. Ma soprattutto perché, se l’avessi scritto io, si sarebbe potuto facilmente dismettere come un divertissement letterario. Invece si tratta di un indizio autentico di come viene vista da Washington la situazione europea.

Per aiutare a comprendere l’importanza di questo scritto, voglio sottolineare alcuni punti:
continua a leggere…

A Washington, nelle stanze del potere, gira un manoscritto anonimo sulla crisi dell’eurozona da cui si capisce che …

Viene presentato come un pezzo di un libro di storia economica scritto nel 2050.  In fondo trovate una traduzione approssimativa. Enjoy!

This chapter is on the so-called euro crisis, which started in Europe in the late 2000s.

We wrote this chapter not so much because the crisis was economically important (even though at the time – about 40 years ago – Europe’s GDP accounted for about 1/4 of world GDP) but because it is revealing of the prevailing schools of thoughts in that troubled period.
continua a leggere…

Cosa ho imparato a Scampia

Ho già spiegato perché sono andato a presentare “Europa o no” a Scampia.
Non ci sono andato da insegnante, ma da studente: volevo imparare come si può migliorare partendo dalle condizioni più avverse. Non sono rimasto deluso.
La libreria Marotta&Cafiero è localizzata all’interno dell’Istituto Alberghiero Vittorio Veneto, a fianco delle “Vele”, le case popolari rese tristemente famose dal film Gomorra. Di fronte alla scuola c’è solo uno squallido piazzale con un mercatino di oggetti talmente decrepiti da far sospettare che si tratti solo di una copertura per il traffico di droga. Scampia – mi dicono – è il quarto mercato della droga in Europa, un primato di cui farebbero volentieri a meno.

La scuola, però, è un’ isola felice. Grazie agli sforzi dei docenti e degli studenti i muri sono dipinti di colori sgargianti, che ispirano speranza. Nei corridoi c’è un forte odore di pesto, che mi mette l’acquolina in boccaContinua a leggere

Perché nel giugno 2012 c’erano ancora dei depositi nelle banche greche?

Nel mio libro parlo del rischio che l’incertezza sulla solvibilità delle banche possa portare ad una corsa agli sportelli che trasforma il dubbio in una realtà.  Eppure c’è una eccezione alla regola. Nel maggio-giugno 2012 tra le due elezioni greche l’incertezza era elevatissima. Se Syriza avesse prevalso nella seconda tornata elettorale, con tutta probabilità la Grecia sarebbe uscita dall’euro. Di fronte a questo rischio era ragionevole per i greci trasferire i propri depositi in Germania.  Continua a leggere

EUROPA O NO: le ragioni del libro e del blog

Quale Europa vogliamo? Nella campagna per le elezioni europee questo aspetto sembra passare in secondo piano, oscurato dai problemi politici nazionali. Ma la risposta a questa domanda è cruciale per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

Per rispondervi in maniera intelligente dobbiamo conoscere i termini della questione. Purtroppo, è proprio questa conoscenza a mancare. Nel dibattito odierno si passa da una fideistica idealizzazione del sogno europeo ad una demonizzazione dell’euro, come causa di tutti i nostri mali.

Proprio per cercare di creare una consapevolezza su queste scelte, ho scritto “Europa o no”, un libro volto ad informare gli italiani. Non un libro a favore di una o dell’altra parte, ma un libro di analisi sui costi e benefici delle scelte europee.

Per lo stesso motivo ho deciso di creare questo blog, che vorrei far diventare un autorevole punto di riferimento del dibattito sull’Europa. Cercherò di illustrare i fatti, radunare opinioni diverse, e rispondere a quesiti.

Invito tutti a partecipare al dibattito, ad una condizione: che i toni siano civili. Il dissenso e’ benvenuto, l’insulto no.