Una dissonanza preoccupante

Leggo sempre con interesse gli editoriali di Wolfgang Münchau sul Financial Times e così è stato con quello di domenica 7 Settembre (l’articolo è visibile ai soli abbonati), che vi riassumo qui brevemente.

Münchau si chiede cosa debba fare Draghi per far ripartire l’economia europea e, pur elencando tre principali teorie economiche – Keynesiana, monetarista, strutturalista – mostra scarso interesse per quelle che considera ormai dispute tra economisti.  Continua a leggere

Abbassare i salari non conviene

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 29.08.2014

Ogni fine Agosto i banchieri centrali si riuniscono a Jackson Hole (la Cortina delle Montagne Rocciose) per discutere dei problemi economici del mondo. Quest’anno il tema era l’occupazione.
L’intervento del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi è stato molto equilibrato. Se da un lato ha riconosciuto che fattori ciclici, quali la riduzione di domanda aggregata prodotta dall’austerità fiscale, hanno avuto effetti negativi sull’occupazione, dall’altro ha sottolineato i fattori strutturali. Aprendo la porta per un possibile compromesso politico, Draghi ha detto che i vincoli di bilancio potrebbero essere allentati per quei paesi dell’Europa del Sud che aumentassero la flessibilità del lavoro. Per decidere se l’offerta sia allettante, però, dobbiamo capire cosa si intenda per flessibilità del lavoro.  Continua a leggere

Il mito del “below 2%, but close”

Tra i militari si dice che i generali sono sempre perfettamente addestrati a combattere la guerra precedente, ma non quella che verrà. Lo stesso vale per le banche centrali. Queste istituzioni vengono create e regolamentate per combattere le crisi del passato, non quelle del futuro. La Banca Centrale Europea ne è un esempio.

Quando la BCE fu creata, la preoccupazione principale era prevenire l’inflazione. Per questo alla BCE fu assegnato un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi. Nel determinare la politica monetaria, la Federal Reserve americana guarda non solo alla stabilità dei prezzi, ma anche alla disoccupazione. Alla BCE, invece, non è stata data questa flessibilità per paura che potesse abusarne, causando inflazione.
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L’ineluttabilità storica dell’Europa secondo Draghi

Non c’è persona al mondo che ha contribuito di più a mantenere in vita la moneta unica del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Senza il suo “whatever it takes” del luglio 2012, l’euro non sarebbe sopravvissuto, almeno nella sua forma attuale. E non ci sono parole maggiormente pesate di quelle di un banchiere centrale. Quindi, quando Draghi parla, come per esempio il 9 Luglio scorso (http://goo.gl/lI3Uwv), bisogna ascoltare.

L’occasione era la prima lezione in memoria di Tommaso Padoa Schioppa, un europeista convinto. Non sorprende, quindi, che Draghi sia partito dal pensiero di Padoa Schioppa per elaborare una teoria della ineluttabilità non solo dell’Europa, ma di questa Europa.

In forma schematica, la logica di Draghi è la seguente:
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L’Eurozona vista da Washington

Molti lettori hanno sospettato che fossi io l’autore dell’anonimo libello. Purtroppo non sono io, ma un importante funzionario di Washington. Dico purtroppo, perché lo scritto è arguto e divertente, e sarei ben lieto di esserne l’autore. Ma soprattutto perché, se l’avessi scritto io, si sarebbe potuto facilmente dismettere come un divertissement letterario. Invece si tratta di un indizio autentico di come viene vista da Washington la situazione europea.

Per aiutare a comprendere l’importanza di questo scritto, voglio sottolineare alcuni punti:
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A Washington, nelle stanze del potere, gira un manoscritto anonimo sulla crisi dell’eurozona da cui si capisce che …

Viene presentato come un pezzo di un libro di storia economica scritto nel 2050.  In fondo trovate una traduzione approssimativa. Enjoy!

This chapter is on the so-called euro crisis, which started in Europe in the late 2000s.

We wrote this chapter not so much because the crisis was economically important (even though at the time – about 40 years ago – Europe’s GDP accounted for about 1/4 of world GDP) but because it is revealing of the prevailing schools of thoughts in that troubled period.
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Perché nel giugno 2012 c’erano ancora dei depositi nelle banche greche?

Nel mio libro parlo del rischio che l’incertezza sulla solvibilità delle banche possa portare ad una corsa agli sportelli che trasforma il dubbio in una realtà.  Eppure c’è una eccezione alla regola. Nel maggio-giugno 2012 tra le due elezioni greche l’incertezza era elevatissima. Se Syriza avesse prevalso nella seconda tornata elettorale, con tutta probabilità la Grecia sarebbe uscita dall’euro. Di fronte a questo rischio era ragionevole per i greci trasferire i propri depositi in Germania.  Continua a leggere