Perché anche il Sindacato deve premiare i Whistleblower

Nella favola di Collodi il povero Pinocchio che denuncia il furto perpetrato dal gatto e la volpe, viene arrestato. Analogamente, non proprio l’arresto, ma l’espulsione dal Sindacato in cui ha militato per quasi 50 anni è la sorte riservata a Fausto Scandola, che ha denunciato il cumulo delle indennità ai vertici del sindacato Cisl. Espulso per comportamento indegno.

Questo è un grande problema Italiano: l’espressione civile di indignazione e dissenso viene considerata comportamento INDEGNO, mentre l’omertà e l’accettazione passiva del sopruso non solo sono socialmente accettati, ma spesso encomiati.
Scandola si è comportato nel migliore dei modi, seguendo senza saperlo non solo le regole del whistleblowing americano, ma anche le regole indicate dal Vangelo, in cui chi sbaglia viene prima ammonito personalmente, poi di fronte ad un ristretto giro di persone e solo alla fine (in assenza di un cambiamento) di fronte alla collettività.

Scandola non solo non andrebbe espulso, ma andrebbe premiato per il suo comportamento civico. Come spiego in questo articolo di qualche tempo fa,  i premi per i denunzianti civici (Whistleblower) sono stati creati da Lincoln per vincere la guerra contro lo schiavismo. Oggi negli Stati Uniti sono usati in tutti i settori (dalla frode contro lo stato all’evasione fiscale, alle frodi societarie). Anche la Borsa Italiana ha di recente introdotto nel suo Corporate Code una misura di protezione per il whistleblowing. Il Sindacato dovrebbe – nel suo stesso interesse – adeguarsi e Scandola offre alla Cisl una magnifica occasione per farlo per prima. Nelle società un meccanismo di whistleblowing è utilissimo anche per proteggere la sicurezza dei lavoratori. Ma come possono i sindacalisti avvantaggiarsi di questo sistema se poi non proteggono i whistleblower a casa loro? Perciò il primo passo necessario è non solo reintegrare Scandola, ma farne un eroe.

Abbassare i salari non conviene

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 29.08.2014

Ogni fine Agosto i banchieri centrali si riuniscono a Jackson Hole (la Cortina delle Montagne Rocciose) per discutere dei problemi economici del mondo. Quest’anno il tema era l’occupazione.
L’intervento del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi è stato molto equilibrato. Se da un lato ha riconosciuto che fattori ciclici, quali la riduzione di domanda aggregata prodotta dall’austerità fiscale, hanno avuto effetti negativi sull’occupazione, dall’altro ha sottolineato i fattori strutturali. Aprendo la porta per un possibile compromesso politico, Draghi ha detto che i vincoli di bilancio potrebbero essere allentati per quei paesi dell’Europa del Sud che aumentassero la flessibilità del lavoro. Per decidere se l’offerta sia allettante, però, dobbiamo capire cosa si intenda per flessibilità del lavoro.  Continua a leggere