Che c’entra un’assicurazione contro la disoccupazione con la sostenibilità dell’euro?

È la domanda che pone il giornalista Marco Cobianchi con un twitt, ma è una domanda che si sono posti in molti. Per questo mi sento in dovere di chiarire. Per farlo devo fare un passo indietro.

Perché è ragionevole che Padova e Venezia abbiano la stessa moneta, ma non Padova e Pechino? La risposta ce la dà Robert Mundell, premio Nobel in economia, nella teoria delle aree valutarie ottimali. L’idea è molto semplice. Esistono delle ovvie economie di scala ad avere una moneta comune. Perché dunque non dovrebbe esistere una sola moneta al mondo? Perché con un’unica moneta è difficile rispondere a degli shock localizzati. Immaginiamo che domani si scopra un’alternativa al petrolio.
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Come rilanciare l’Europa?

Come rilanciare l’Europa?

EUROPA O NO: Prefazione

Da Syriza in Grecia al Movimento 5 Stelle in Italia, dal Fronte nazionale in Francia allo United Kingdom Independence Party in Gran Bretagna e all’Alternative fur Deutschland in Germania, i movimenti antieuro (e spesso antieuropa) sono in crescita e, in alcuni casi, rischiano di diventare il primo partito nei rispettivi Paesi.
Dopo anni di retorica europeista, la retorica antieuropeista, ancora più violenta, domina la scena. Il «meraviglioso esperimento» — come lo definiva Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Europa — rischia di fallire. Il «sogno ricorrente che per dieci secoli è riapparso tra i popoli d’Europa: creare tra loro un’organizzazione per porre fine alla guerra e garantire una pace perenne» sembra trasformarsi in un incubo. Quella stessa Unione creata per favorire lo spirito europeo sta diventando una prigione, che fomenta l’odio etnico e i peggiori stereotipi. I tedeschi considerano i greci «pigri» (nonostante le statistiche ci dicano che il greco medio lavori più ore del tedesco medio) e i greci ricambiano chiamando i tedeschi «nazisti», anche se i neonazisti sembrano avere più seguito in Grecia che in Germania.
Al centro di queste inquietudini c’è la moneta unica.

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A Washington, nelle stanze del potere, gira un manoscritto anonimo sulla crisi dell’eurozona da cui si capisce che …

Viene presentato come un pezzo di un libro di storia economica scritto nel 2050.  In fondo trovate una traduzione approssimativa. Enjoy!

This chapter is on the so-called euro crisis, which started in Europe in the late 2000s.

We wrote this chapter not so much because the crisis was economically important (even though at the time – about 40 years ago – Europe’s GDP accounted for about 1/4 of world GDP) but because it is revealing of the prevailing schools of thoughts in that troubled period.
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Perché nel giugno 2012 c’erano ancora dei depositi nelle banche greche?

Nel mio libro parlo del rischio che l’incertezza sulla solvibilità delle banche possa portare ad una corsa agli sportelli che trasforma il dubbio in una realtà.  Eppure c’è una eccezione alla regola. Nel maggio-giugno 2012 tra le due elezioni greche l’incertezza era elevatissima. Se Syriza avesse prevalso nella seconda tornata elettorale, con tutta probabilità la Grecia sarebbe uscita dall’euro. Di fronte a questo rischio era ragionevole per i greci trasferire i propri depositi in Germania.  Continua a leggere

EUROPA O NO: le ragioni del libro e del blog

Quale Europa vogliamo? Nella campagna per le elezioni europee questo aspetto sembra passare in secondo piano, oscurato dai problemi politici nazionali. Ma la risposta a questa domanda è cruciale per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

Per rispondervi in maniera intelligente dobbiamo conoscere i termini della questione. Purtroppo, è proprio questa conoscenza a mancare. Nel dibattito odierno si passa da una fideistica idealizzazione del sogno europeo ad una demonizzazione dell’euro, come causa di tutti i nostri mali.

Proprio per cercare di creare una consapevolezza su queste scelte, ho scritto “Europa o no”, un libro volto ad informare gli italiani. Non un libro a favore di una o dell’altra parte, ma un libro di analisi sui costi e benefici delle scelte europee.

Per lo stesso motivo ho deciso di creare questo blog, che vorrei far diventare un autorevole punto di riferimento del dibattito sull’Europa. Cercherò di illustrare i fatti, radunare opinioni diverse, e rispondere a quesiti.

Invito tutti a partecipare al dibattito, ad una condizione: che i toni siano civili. Il dissenso e’ benvenuto, l’insulto no.