Un Paese Spaccato / A House Divided

Articolo scritto insieme a Paola Sapienza e pubblicato il 19 gennaio 2017 sul blog dello Stigler Center (che dirigo), ProMarket.org.

Alla vigilia del giuramento di Donald Trump, l’ultimo sondaggio del Financial Trust Index (a cura di Chicago Booth e Kellogg School) vede gli americani nettamente divisi su alcune politiche economiche di Trump. L’unica cosa su cui la stragrande maggioranza degli americani è d’accordo è la necessità di “bonificare” Washington dalla corruzione. 


Nel momento in cui giura come 45° presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump non ha dietro di sé la maggioranza del Paese, come generalmente accade ad ogni presidente nel giorno dell’insediamento.

Infatti, oggi il Paese appare fortemente diviso tra repubblicani, ricompattati dietro Trump, e democratici, che sembrano disprezzarlo ogni giorno di più, con gli indipendenti che virano in direzione dei democratici. Questi i risultati che emergono dall’ultimo sondaggio del Financial Trust Index, curato da Chicago Booth e Kellogg School e realizzato alla fine di dicembre 2016 su un campione rappresentativo di 1.000 americani.

L’indagine si concentra sui progetti di deregolamentazione del nuovo presidente e sulle sue recenti nomine governative. Il 46 per cento degli intervistati si oppone al progetto di Trump di eliminare la Dodd-Frank, la riforma finanziaria approvata nel 2010 con l’intento di prevenire un’altra crisi finanziaria, mentre solo il 43 per cento lo sostiene (l’11 per cento non esprime un parere). I repubblicani sostengono fortemente la proposta (73 per cento a favore e 20 per cento contro), i democratici sono fortemente contrari (61 per cento e 31 per cento a favore), mentre gli indipendenti appaiono più equamente divisi, anche se sono in maggioranza contrari (52 per cento e 37 per cento a favore).

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Un simile divario si riconferma sulla decisione di Trump di nominare diversi miliardari in posizioni chiave del suo governo. Queste nomine renderanno più efficace l’azione di governo per il 65 per cento dei repubblicani, cosa che pensano solo il 17 per cento dei democratici e il 27 per cento degli indipendenti. I repubblicani sono ancora più ottimisti circa il beneficio di queste nomine per l’economia ( 75 per cento, a fronte del 24 per cento dei democratici e del 30 per cento degli indipendenti). Persino tra i repubblicani l’entusiasmo svanisce un po’ alla domanda se queste nomine contribuiranno ad avere un’economia gestita “nell’interesse di tutti gli americani”. Solo il 63 per cento dei repubblicani lo crede, a fronte del 26 per cento dei democratici e del 30 per degli indipendenti.

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L’unico punto su cui converge la maggioranza sia dei repubblicani che dei democratici, anche se con margini diversi, è la necessità di “bonificare” Washington dalla corruzione (“to drain the Washington corruption swamp”, secondo le parole di Trump in campagna elettorale). Su questo sono d’accordo il 93 per cento dei repubblicani, l’80 per cento degli indipendenti, e il 67 per cento dei democratici. È interessante notare che la risposta a questa domanda è altamente correlata con il livello di “rabbia” degli intervistati per la situazione economica attuale. Tra le persone che affermano di non essere arrabbiate, solo il 64 per cento pensa che ci sia la necessità di “bonificare” Washington dalla corruzione. Tra coloro che si dichiarano molto arrabbiati, questa percentuale sale all’85 per cento.

Anche su questo punto, però, c’è ancora un enorme divario circa la convinzione che Trump abbia davvero intenzione di fare qualcosa per risolvere il problema della corruzione: l’82 per cento dei repubblicani crede che Trump manterrà la promessa elettorale di introdurre riforme volte a ridurre la corruzione a Washington, mentre solo il 20 per cento dei democratici (e il 41 per cento degli indipendenti) pensa che sarà così.

In sintesi, gli americani si ritrovano uniti solo nell’odio verso Washington e la sua corruzione. Se il presidente Trump vuole unificare il paese dietro di lui, dovrà mantenere la promessa di “drain the swamp”. Tuttavia, le sue prime mosse non sembrano lasciare molte speranze in questo senso.


Cliccando qui puoi leggere altri miei articoli su Trump e le elezioni americane.

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