It’s Wrong to Keep Greece on the Gallows / È sbagliato tenere 
la Grecia sul patibolo

Article written for L’Espresso

The Russian novelist Dostoevskij, sentenced to death by the Tsarist regime, was pardoned on the gallows a moment before his execution. Only today do psychologists begin to understand the permanent effects that a similar trauma can leave on the human psyche. Imagine that it is an entire country that is sentenced and at the final moment the sentence is not reversed, but only postponed by a few weeks. Imagine two weeks later, this scene repeats itself and the countdown begins again and then again still. What kind of effects could this trauma have on the psyche of an entire nation?

It is the question we must ask ourselves after Monday’s narrow escape. Greece has paid its installment debt: 750 million to the IMF. For the thousandth time, the risk of a default was avoided. But the Eurogroup did not decide to release the last slice of aid and the minister of finances Varoufakis has already announced that the Greek government has only enough liquidity for two weeks. The catastrophe has not been avoided but postponed. The countdown begins again.

If at an individual level the shock seems to produce a sense of helplessness, which often results in depression, at a national level, it generates a dangerous mix of nationalism and extremism. At the last Greek elections, almost 50% of the voters voted for parties on the extreme right or leftwing. The radical left who prevailed had no problem in allying itself with the ultranationalist rightwing. The common objective is to reclaim national sovereignty, which had be previously sold to the detested Troika. If in Europe this new political line has alienated all the governments, in Greece it has reached peaks of consensus greater than 70%. It is unlikely the Tsiparis government will be able to backtrack, and if it does backtrack, the political consequences are unclear. Varoufakis continues to repeat that if Europe doesn’t like Syriza, it could like even less what is likely to come next, also known as the Nazis of the Golden Dawn.

This prophecy is not altogether unfounded. In Germany, Nazism affirmed itself as a reaction to the humiliations imposed to the Germans by the treaty of Versailles. War reparations created an unsustainable economic weight that deprived the Germans not only of the fruits of their own labor but also of their own dignity. Burdened by the debts and afflicted by the consequences of the Great Depression, the Germans searched for a form of revenge in Nazism. Today, the majority of historians recognize that those reparations were a mistake. Not because the Germans didn’t deserve to be paid the costs of war, which they had unleashed, but because excessive debt is counterproductive, both from an economic stand point as from a political one. From an economic standpoint, eliminating the incentives for production, an excessive debt ends up returning less money to the creditors than a more moderate one. From a political standpoint, an excessive debt limits the national sovereignty fomenting a dangerous nationalist revanchism.

Unfortunately in 2010 this lesson was not applied to Greece. Instead of renegotiating the debt (and make the imprudent creditors pay part of the cost), it was decided that all the weight would be unloaded onto the Greeks. To repay the Franco-German bank credits the money from the European Financial Stability Facility (EFSF) was used, also known as all the European contributor’s money.

This original sin makes the negotiations to resolve this Greek tragedy almost impossible. On one hand, Greece is not capable of repaying in full its own debts. On the other hand, the European countries, especially those that are most heavily indebted like Italy, cannot permit to release their credits (for Italy this would be 40 billion). In front of this impasse governments cannot see another solution other than putting off the problem from meeting to meeting, until one of the two sides will eventually act in desperation. For example, just to survive politically and save national dignity, Syriza could attempt to “sell” the Hellenic country to Russia. Political fiction? Some more of this shock therapy and the unthinkable becomes inevitable.

————————————-

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 15.05.2015

Lo scrittore russo Dostoevskij, condannato a morte dal regime zarista, fu graziato sul patibolo, un attimo prima dell’esecuzione. Solo oggi la psicologia comincia a comprendere gli effetti permanenti che un simile trauma può avere sulla psiche umana. Immaginatevi quando ad essere condannato è un intero Paese e al momento della sentenza la condanna non viene annullata, ma solo rimandata di un paio di settimane. E due settimane dopo questa scena si ripete, e il conto alla rovescia ricomincia di nuovo, e poi di nuovo ancora. Quali effetti può avere questo trauma continuo sulla psiche di un intero popolo?

È la domanda che ci dobbiamo porre di fronte allo scampato pericolo di lunedì. La Grecia ha pagato la sua rata di debito: 750 milioni al Fondo Monetario. Per l’ennesima volta il rischio di un default è stato evitato. Ma l’Eurogruppo non ha deciso di rilasciare l’ultima tranche di aiuti e il ministro delle Finanze Varoufakis ha già annunciato che il governo greco ha liquidità sufficiente per sole due settimane. La catastrofe non è stata evitata ma solo rimandata. Il conto alla rovescia ricomincia.

Se a livello individuale gli shock sembrano produrre un senso di impotenza, che spesso sfocia nella depressione, a livello nazionale, generano un mix pericoloso di nazionalismo ed estremismo. Alle ultime elezioni greche quasi il 50 per cento degli elettori ha votato per partiti di estrema destra o sinistra. Ha prevalso la sinistra radicale, che non si è fatta problemi ad allearsi con la destra ultranazionalista. L’obiettivo comune è riprendersi la sovranità nazionale, ceduta all’odiata Troika. Se in Europa questa nuova linea politica ha alienato tutti i governi, in Grecia ha raggiunto picchi di consenso superiori al 70 per cento. Difficilmente il governo di Tsipras può indietreggiare, e se indietreggia, non sono chiare le conseguenze politiche. Varoufakis va ripetendo che se all’Europa non piace Syriza, potrebbe piacere ancora meno quello che rischia di venire dopo, ovvero i nazisti di Alba Dorata.

La profezia non è del tutto infondata. In Germania il nazismo si affermò come reazione alle umiliazioni imposte ai tedeschi dal trattato di Versailles. Le riparazioni di guerra crearono un peso economico insostenibile, che deprivava i tedeschi non solo del frutto del proprio lavoro, ma anche della propria dignità. Gravati dal debito ed afflitti dalla conseguenze della Grande Depressione, i tedeschi cercarono nel nazismo una forma di rivalsa. Oggi la maggior parte degli storici riconosce che quelle riparazioni furono un errore. Non perché i tedeschi non si meritassero di pagare i costi di una guerra che avevano scatenato, ma perché un debito eccessivo è controproducente sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista politico. Economico perché, eliminando gli incentivi a produrre, un debito eccessivo finisce per ritornare meno soldi ai creditori di un debito più moderato. Politico perché un debito eccessivo limita la sovranità nazionale fomentando un pericoloso revanchismo nazionalista.

Purtroppo nel 2010 questa lezione non fu applicata alla Grecia. Invece di rinegoziare il debito (e far pagare parte del costo ai creditori imprudenti), si decise di scaricarne tutto il peso sui greci. Per ripagare i crediti delle banche franco-tedesche si usarono i soldi del Fondo Salva Stati europeo, ovvero i soldi di tutti i contribuenti europei.

Questo peccato originale rende le trattative per risolvere la tragedia greca pressoché impossibili. Da un lato la Grecia non è in grado di ripagare integralmente i propri debiti. Dall’altro, i Paesi europei, soprattutto quelli più fortemente indebitati come l’Italia, non possono permettersi di affrancare i loro crediti (per l’Italia sarebbero quasi 40 miliardi). Di fronte a questo impasse i governi non vedono altra soluzione che rimandare il problema di meeting in meeting. Fino a quando una delle due parti compirà un gesto disperato. Per esempio pur di sopravvivere politicamente e salvare la dignità nazionale Syriza potrebbe cercare di “vendere” il Paese ellenico alla Russia. Fantapolitica? Un altro po’ di questa terapia shock e l’impensabile diventa inevitabile.

2 pensieri su “It’s Wrong to Keep Greece on the Gallows / È sbagliato tenere 
la Grecia sul patibolo

  1. Gli eurobond ,ovvero la mutualizzazione del debito, sono l’unica forma possibile di rifinanziamento del debito stesso perché,al di la della politica conflittuale all’interno della UE,è evidente che l’immissione di euro non può prevedere la collocazione di titoli di stato a tassi differenti con la conseguente disparità di costi per i singoli paesi, penalizzando,ovviamente,quelli più indebitati. Questo,al di la della speculazione finanziaria che si offrirebbe in pasto ai mercati,avrebbe i connotati di uno “strozzinaggio” imposto dai paesi UE “finanziariamente egemoni” su quelli in difficoltà. Per evitarlo sarebbero quindi necessari gli eurobond con cui finanziare il deficit mutualizzato e , i paesi più indebitati , dovrebbe dare a garanzia risorse patrimoniali sulle quali non graverebbe la speculazione sugli interessi da restituire(i patrimoni statali. Questo consentirebbe ai paesi in difficoltà di finanziare la propria economia con le stesse condizioni di restituzione del debito per esempio della germania,e di gestire il rispettivo impegno verso l’europa con il tempo e la serenità necessari per far crescere l’economia interna innescando così un circolo virtuoso.

    Mi piace

  2. Dietro al comportamento altalenante assunto nei confronti della Grecia si nasconde l’incapacità degli stati europei ad affrontare il vero problema creato dall’Euro. Draghi ha centrato bene il problema, lui ha fatto quello che doveva fare, adesso tocca ai governi, devono fare le riforme per competere alla pari con il resto del mondo e devono iniziare un percorso di integrazione fiscale.
    Draghi ha ragione, ha fatto tardi il Qe, ma lo ha fatto, adesso gli Stati devono risolvere il problema del debito, mutualizzandolo almeno il 60% del pil, ed iniziare un percorso di integrazione fiscale. Si rende necessaria l’istituzione dell’eurobond per la mutualizzazione del debito, le risorse sul fondo salva stati possono essere utilizzate per gli investimenti pubblici di interesse europeo. Naturalmente i paesi devono mantenere i vincoli sul pareggio del bilancio interno, oggi dobbiamo ragionare in termine di Europa, interessa il pil europeo, se deficit vi deve essere, esso potrà attuarsi solo a livello europeo per le eventuali politiche di bilancio attuate.
    Siamo arrivati ad un bivio o vi è l’integrazione o vi è la rottura dell’area valutaria, non penso che vi potrà essere una via di mezzo, la “droga” propinata con il Qe da Draghi avrà un’effetto positivo nel breve periodo, come finisce tornano a galla tutti i difetti di una integrazione valutaria senza quella fiscale.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.