Quando liberalizzare è una cosa di sinistra

Testo dell’articolo pubblicato su L’Espresso del 5.03.2015

Dopo il governo Prodi e quello Monti, anche il governo Renzi si appresta al suo piano di liberalizzazioni, trovando le solite accanite resistenze da parte delle sedicenti professioni liberali: notai, farmacisti ed avvocati. Per molti lettori dell'”Espresso” il termine liberalizzazioni sa di sinistro, non di Sinistra: evoca l’indifferenza sociale dei liberisti dell’Ottocento, che in nome del laissez faire, si opponevano alle leggi contro l’uso (o meglio abuso) del lavoro minorile. Perché mai dei governi che si professano di Sinistra si impegnano nelle liberalizzazioni, mentre i governi di Centro Destra, che si professano liberali se non liberisti, si sono sempre guardati bene dal farle?
Più che all’ideologia i governi guardano al sostegno dei propri elettori. Notai, farmacisti, avvocati e tassisti tendono ad essere elettori del Centro Destra: per questo il Centro Destra ha sempre protetto i loro interessi. Ma questo non spiega la passione liberalizzatrice del Centro Sinistra, si tratta solo di vendetta contro la base elettorale altrui?
Non penso. In un momento di crisi economica, in cui le famiglie italiane non vedono crescere (anzi spesso vedono scendere) il loro reddito nominale, le liberalizzazioni sono il modo più semplice per aumentare il loro reddito reale, ovvero il potere di acquisto delle famiglie.
Per capirne l’effetto basta guardare all’evidenza, presentata in un recente studio sulla liberalizzazione nel settore della distribuzione commerciale in Messico. Tanto in Messico, come negli Stati Uniti, la grande distribuzione è innanzitutto Wal Mart. Wal Mart è il nemico numero uno per i piccoli negozianti americani, immaginatevi per quelli messicani dove viene visto come un negozio dei gringos. Eppure l’apertura del mercato messicano a Wal Mart ha aumentato il reddito reale delle famiglie messicane del 7.5%, più di quanto abbia fatto la crescita economica in Italia negli ultimi 20 anni. Come è possibile?
Come dimostra in maniera dettagliata questo studio, l’efficienza nella distribuzione e le economie di scala permettono a Wal Mart di ridurre i costi e quindi anche i prezzi pagati dai clienti. Wal Mart è in grado di vendere al 15% meno del prezzo prevalente prima che apparisse sul mercato. Dopo l’entrata di Wal Mart, i concorrenti locali sono stati costretti a ridurre i propri prezzi del 2-3%. Ma anche dopo questo aggiustamento, Wal Mart ha dei prezzi inferiori del 12%.
Ci perdono i lavoratori? La risposta è no. Non c’è evidenza che nelle aree dove entra Wal Mart i salari dei lavoratori diminuiscano. Gli unici a perderci sono i negozianti preesistenti, che vedono i propri profitti ridursi, in alcuni casi al punto tale da costringerli ad uscire dal mercato. Per ogni negoziante, però, ci sono tanti clienti. Per questo motivo, il beneficio aggregato ottenuto dai clienti grazie all’entrata di Wal Mart è di gran lunga superiore alle perdite subite dai negozianti pre-esistenti. Poco conta che a beneficiarne siano anche degli azionisti americani: la riduzione dei prezzi al consumo dei prodotti alimentari ha aumentato il reddito reale delle famiglie messicane.
Lo stesso vale per l’Italia. Per quanto ci possa essere simpatico il farmacista dell’angolo, l’inefficienza nella distribuzione dei prodotti farmaceutici riduce il nostro reddito. Lo stesso vale per la distribuzione al dettaglio, per gli studi notarili, per i taxi e per le municipalizzate (non toccate dal decreto del governo). La liberalizzazione non è una punizione di queste categorie, ma un’eliminazione di un loro privilegio, privilegio che si traduce in un costo per la comunità. Farmacisti, notai e tassisti svolgono un servizio importante, che deve essere adeguatamente retribuito. Ma perché devono godere di privilegi che l’ingegnere, il medico e il commercialista non hanno? Non si tratta di odio verso i ricchi, ma di una sana avversione contro le ingiustizie, che è sempre stata parte nel patrimonio storico della Sinistra.
In questo senso è vero, il liberismo è di Sinistra, almeno fino a quando la Destra in Italia è liberale solo a parole.

2 pensieri su “Quando liberalizzare è una cosa di sinistra

  1. Resto stupefatto da questa accozzaglia di teorie-economiche accostate tra loro appositamente per dimostrare il nulla. Cosa c’entra la grande distribuzione con i notai, coi professionisti con le municipalizzate? : sono due attività uguali? si rifanno allo stesso tipo di mercato? funzionano allo stesso modo? Eppure Zingales vuole applicare la medesima medicina a due esseri completamente diversi. Ma poi , c’è ancora qualcuno che possa accettare come vera l’affermazione che il reddito reale aumenta se liberalizzo il mercato della grande distribuzione perchè diminuiscono i prezzi ? certo che i prezzi diminuiscono ma è altrettanto vero che muoiono molti più posti di lavoro di quanti ne crei ed è altrettanto vero che l’investimento fatto dalla grande distribuzione straniera ha la pretesa di tenere almeno costante il margine di profitto e quindi gli utili distribuiti e ciò comporta che dopo aver distrutto la capacità di spesa della gente grazie alla competitività che ha distrutto posti di lavoro , per tenere costante i propri margini dovrà contrarre gli stipendi dei propri lavoratori innestando una spirale recessiva, e si sentirà dire la classica e democraticissima frase: o così o delocalizzo. Grazie Zingales abbiamo capito da dove vieni vedi di tornarci.

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    • Mi dispiace non essere stato sufficientemente chiaro nel mio articolo. Ho citato l’esempio di Wal Mart proprio per sfatare pregiudizi come i suoi: che non ci siano guadagni di efficienza. Wal Mart vende a prezzi piu’ bassi pagando di più i suoi lavoratori perché e’ più efficiente. E’ vero che qualche piccolo alimentare ha dovuto chiudere, ma se avessimo sempre preservato tutti i posti di lavoro, oggi andremmo ancora con le diligenze a cavallo. L’aspetto interessante dell’articolo da me citato e’ che dimostra che la “protezione dei posti di lavoro” è un argomento specioso. Per i pochi posti salvati tutti paghiamo di più. Conti alla mano non ne vale la pena.
      Lo stesso ragionamento vale per le farmacie, i notai, gli avvocati ed i taxisti. Pur essendo mercati diversi, tutti sono caratterizzati da un fatto: la difesa del posto di lavoro di pochi, impedisce guadagni di efficienza e costa tanto, in termini di potere d’acquisto, a tutti. Proprio come la distribuzione alimentare in Messico prima di Wal Mart.

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