EUROPA O NO: le ragioni del libro e del blog

Quale Europa vogliamo? Nella campagna per le elezioni europee questo aspetto sembra passare in secondo piano, oscurato dai problemi politici nazionali. Ma la risposta a questa domanda è cruciale per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

Per rispondervi in maniera intelligente dobbiamo conoscere i termini della questione. Purtroppo, è proprio questa conoscenza a mancare. Nel dibattito odierno si passa da una fideistica idealizzazione del sogno europeo ad una demonizzazione dell’euro, come causa di tutti i nostri mali.

Proprio per cercare di creare una consapevolezza su queste scelte, ho scritto “Europa o no”, un libro volto ad informare gli italiani. Non un libro a favore di una o dell’altra parte, ma un libro di analisi sui costi e benefici delle scelte europee.

Per lo stesso motivo ho deciso di creare questo blog, che vorrei far diventare un autorevole punto di riferimento del dibattito sull’Europa. Cercherò di illustrare i fatti, radunare opinioni diverse, e rispondere a quesiti.

Invito tutti a partecipare al dibattito, ad una condizione: che i toni siano civili. Il dissenso e’ benvenuto, l’insulto no.

24 pensieri su “EUROPA O NO: le ragioni del libro e del blog

  1. c’è chi mi dice che zingales si sta ricredendo…perchè si ricrede?
    Ha detto cose che in molti stiamo dicendo da tempo.
    In particolare, per quel che mi riguarda, che la pervasività della politica è esiziale come la peste argentina, è inevitabile che dove mette mano la mafia politica poi si vada in fallimento.
    Comunque sia neanch’io sarei pregiudizialmente contrario a un cambio di moneta, con una economia si rimettesse a posto e una draconiana riorganizzazone di tutto ciò che è “stato”
    alla svizzera….cioè se fossimo noi ad andarcene, e non come appestati aspiranti terzomondisti.
    Ammetto però che la lira italiana mi fa orrore anche solo a sentirla nominare, è il simbolo di uno stato da operetta destinato a pigliarsi tanti ma tanti di quegli schiaffi e sberleffi …che chi è italiano si vergognerebbe anche solo a mettere il naso non dico in germania…in slovenia!
    Io ancora stento a crederci, ma noi che eravamo arrivati ad essere la quinta potenza mondiale adesso veniamo trattati alla stessa stregua dei greci, ben che vada come gli spagnoli , cioè come chi fino a dieci anni fa era considerato più o meno come i nostri terroni…non so voi….ma non vi sentire ribollire dentro neanche un pò?
    A me pare di vivere in un incubo sena fine…

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  2. L’Europa Unita è stata ed è un coraggioso e incredibile esperimento politico che dimostra come l’economia e gli interessi economici possano anche avere obiettivi positivi che vanno a beneficio di tutti. Economia come strumento di pace. È un esperimento, un progetto ambizioso che appunto con l’incipit dell’interesse economico è riuscita a creare uno spazio libero e democratico. Tutto ciò non significa che sia una realtà compiuta tutt’altro: come ogni strumento è perfettibile. Il concetto di bene non è umanamente raggiungibile, ma questo non significa che non dobbiamo continuare a tendere a quel bene, così come non dobbiamo smettere di lavorare con trasparenza, coerenza e passione al miglioramento di un istituito che indubbiamente vuole il bene. Forse Kant avrebbe riconosciuto nella nostra Europa un primo seme della realizzazione della sua Pace Perpetua.

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  3. Ho incominciato a leggere EUROPA o NO. A pagina 18 trovo: ” Prima di entrare nel mercato comune l’Inghilterra importava la carne di agnello dalla Nuova Zelanda.. Dopo l’entrata nel mercato comune , le tariffe sui prodotti agricoli extracomunitari la costrinsero a importare carne d’agnello dalla Francia”. Questa affermazione porta a concludere che l’Inghilterra pagasse di meno a causa della mancanza di dazi nell’unione doganale. Subito dopo leggo però che “Nel breve periodo questa distorsione è costosa per l’Inghilterra (che deve pagare di più per la sua carne d’agnello) e vantaggiosa per la Francia (che esporta più carne d’agnello”. A me sembra quindi una contraddizione in terminis. Può darmi qualche chiarimento e risolvere, se c’è, la contraddizione? Grazie.

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    • Mi spiace che il passaggio non fosse chiaro. Un unione doganale (a differenza di una zona di libero scambio) impone tariffe comuni ai paesi al di fuori dell’unione. In questo caso, l’Inghilterra, entrando nell’allora Comunita’ Economica Europea, ha dovuto accettare le tariffe che la CEE imponeva per i paesi extracomunitari (come la Nuova Zelanda). Da qui l’aumento del costo per gli inglesi dell’agnello neozelandese.

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  4. Egr. Prof. Zingales,

    Leggo in una sua recente intervista su “Il Foglio”, quanto segue:

    “Le riforme europee non più rinviabili sarebbero essenzialmente tre: una Banca centrale europea interventista e che soprattutto privi gli stati nazionali della possibilità di intervenire per salvare le banche provate; una forma di mutualizzazione dei debiti pubblici, quantomeno per una quota di debito fino al 60 per cento del pil; un sussidio di disoccupazione comune fra tutti i paesi che funzioni come un “meccanismo di stabilizzazione automatica” per gli choc economici regionali, sul modello di quanto avviene negli Stati Uniti.”

    Due aspetti mi colpiscono:
    1) Alcuni stati della zona Euro sono culturalmente avversi a questo tipo di iniziative. Conoscendo il loro modo di pensare, non le accetteranno MAI. Che fare?
    2) l’ultima delle tre (sussidi di disoccupazione) è una delle forme possibili con le quali gli “stati forti” dell’Euro (che hanno avuto un vantaggio dalla unione monetaria – moneta sottovalutata) dovranno inevitabilmente cominciare a realizzare trasferimenti verso quelli “deboli” (che sono stati danneggiati dalla unione monetaria – moneta sopravvalutata). Fra le tante modalità possibili (es. Varie forme di fondi per il mezzogiorno Italiani), quella dei sussidi di disoccupazione è senz’altro interessante in quanto molto diretta. Mi chiedo (la di la della volontà dei Paesi forti di pagare) se però simili sussidi non finirebbero per contribuire all’ulteriore desertificazione industriale delle aree deboli della zona Euro, e se non sarebbe invece più opportuno utilizzare gli ipotetici fondi per esempio per abbattere il cuneo fiscale dei Paesi periferici, stimolando competitività e occupazione.

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    • Sul primo punto ha perfettamente ragione. E’ la contraddizione di fondo della UE.
      Sul secondo: Il vantaggio di un sussidio europeo di disoccupazione non e’ solo quello di aiutare i paesi deboli, ma anche quello di evitare il surriscaldamento di economie nella fase di boom. Se la Spagna avesse avuto un maggior prelievo fiscale europeo a meta’ degli anni 2000 a favore della Germania (che allora aveva una disoccupazione piu’ elevata), oggi non si troverebbe in questa situazione.

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  5. A mio avviso l’errore più grosso è stato voler fare una moneta unica avendo economie diverse. L’Europa avrebbe dovuto rimanere un soggetto politico di controllo

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  6. Anche se dura e dirompente la posizione di Zingales merita una riflessione. Il sospetto che mi attanaglia è questo:abbiamo politici nazionali credibili e competenti per difendere gli interessi del nostro paese in Europa? Alle prossime elezioni europee lasciamo perdere il voto ideologico e partitico, guardiamo e votiamo quelle persone che possono tutelarci al meglio in Europa. Un’altra Europa è auspicabile e possibile.

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  7. Ci sarà la versione ebooks? Grazie. C’è bisogno di analisi serie, senza demonizzazioni né idolatrie. Buona fortuna.

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  8. Professore ci siamo conosciuti quando Lei era iscritto a Fare per Fermare il Declino dove anche io ero iscritto e poi ho lasciato dopo la Gaffe di Giannino.
    Seguirò con gioia questa Sua iniziativa.
    Grazie

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