Eni: la responsabilità del governo/Eni: the government’s responsability

Secondo i magistrati il capo dell’ufficio legale del più grande gruppo italiano, controllato dallo Stato italiano, avrebbe depistato le indagini che vedono l’amministratore del gruppo rinviato a giudizio per corruzione internazionale. Le presunte azioni criminose del capo dell’ufficio legale avrebbero avuto anche il fine di bloccare i tentativi di fare chiarezza da parte dei consiglieri Eni Karina Litvak e me, nominato in consiglio dallo stesso Governo. Se queste accuse dovessero essere confermate in giudizio, si tratterebbe del più grave scandalo della storia della Repubblica Italiana: uno dei massimi dirigenti di un’impresa controllata dallo Stato che depista le indagini per rendere inefficaci i controlli sulla società cui appartiene e permetterle di agire come entità autonoma, al di fuori della legge. È responsabilità del Governo richiedere che Eni nomini immediatamente un commissario esterno indipendente, di fiducia del Governo stesso, con pieni poteri di indagine al fine di rassicurare i cittadini italiani che, non solo a parole, ma anche nei fatti, sia lo Stato a controllare l’Eni e non l’Eni lo Stato. A rischio non c’è solo l’immagine dell’Italia, ma la sua stessa democrazia.


According to the prosecutors, the head of legal of the largest Italian group, controlled by the Italian State, would have sidetracked the investigation that sees ENI CEO indicted for international corruption. The alleged criminal actions of the head of legal would also have had the purpose of blocking the transparency effort of two Eni board members, Karina Litvak and myself, appointed to ENI’s board by the government. If these allegations were to be confirmed in court, it would be the most serious scandal in the history of the Italian republic: one of the top executives of a state-controlled company who sidetracks the investigations to undermine the control of the company he belongs to, enabling his company to operate unchecked, outside of the law. It is the government’s responsibility to request that Eni immediately appoints an independent external investigator, chosen by the government, in order to reassure Italian citizens that, not only de jure, but also de facto, the State controls Eni and not Eni the State. At risk there is not only the image of Italy, but its own democracy.

Barbarians at the (Museum’s) Gate? / I Barbari alle Porte (dei Musei)?

In the debate surrounding the appointment of seven ‘foreigners” at the head of Italian museums, I have to admit: I have a conflict of interest. As an Italian who has been working in the United States for the last 27 years I have a natural sympathy for foreigners: I am one of them. If that was not enough, as a free market economist I believe in meritocracy. I do not care whether you are tall or short, black or white, men, women, bisex or transgender: I care whether you are good at what you are asked to do.

For this reason I consider an insult to human intelligence the opposition to the appointments of seven “foreigners” at the top of Italian museums. I do not know whether these appointees are good or bad, I am not competent to judge. But I cannot accept the opposition simply because they are “foreigners”’. I do not think that foreigners have the monopoly of knowledge, but I do not think they are all barbarians. If we were to appoint the best 20 museums managers in the world, do we really think that 13 of them would be Italians? Italians represents 0.8% of the world population. Do we really think that they represent 65% of the best museum directors?

The problem is not that we hired seven foreigners, but what we should do to attract the best directors in the world. Italy does have one of the best (if not the best) artistic heritage in the world. Why do not we want it managed by the best people in the world? The Louvre attracts more visitors than all the Italian museums put together. Is it because the Louvre is so much better or because the Louvre is so much better managed? Do we prefer obsolescent museums run by “authentic” Italian or vibrant museums run by the best managers, regardless of their place of origin, religion, or sexual preferences? I choose the latter and I challenge anybody to argue otherwise.

————————

Ammetto subito che nel dibattito che si è scatenato dopo la nomina di sette “stranieri” alla guida di importanti musei italiani ho un conflitto d’interessi. Come italiano che da 27 anni lavora negli Stati Uniti ho una naturale simpatia per gli stranieri: io sono uno di loro. Se ciò non bastasse, come economista sostenitore del libero mercato credo nella meritocrazia. A me non importa se uno sia alto o basso, nero o bianco, uomo, donna, bisessuale o transgender: mi importa solo che sia bravo in ciò che gli viene chiesto di fare.

Per questo motivo ritengo un insulto all’intelligenza l’opposizione alla nomina dei sette direttori “stranieri”. Non so se i nominati siano bravi o meno, non sono competente per esprimere un giudizio. Ma non posso accettare che ci si opponga alla loro nomina solo perché sono “stranieri”. Non credo che gli stranieri abbiano il monopolio del sapere, ma non credo che siano tutti barbari. Se dovessimo nominare i 20 migliori direttori di museo del mondo, pensiamo davvero che 13 di loro sarebbero italiani? Gli Italiani rappresentano lo 0,8% della popolazione mondiale. Pensiamo davvero di rappresentare il 65% dei migliori direttori di museo?

Il problema non è che abbiamo assunto sette direttori stranieri, ma piuttosto ciò che dobbiamo fare per attrarre i migliori direttori del mondo. L’Italia ha uno dei più grandi (se non il più grande) patrimoni artistici del mondo. Perché non vogliamo che sia gestito dalle persone più brave del mondo? Il Louvre attrae più visitatori di tutti i musei italiani messi insieme. Questo perché il Louvre è un museo migliore o piuttosto perché il Louvre è gestito molto meglio? Preferiamo musei obsolescenti gestiti da “autentici” italiani o musei vivi e coinvolgenti gestiti dai direttori migliori, indipendentemente dalla loro provenienza, religione o orientamento sessuale? Io scelgo la seconda opzione e sfido chiunque a sostenere il contrario.